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Fedeli islamici in preghiera

Fedeli islamici in preghiera

Bambini maltratti in moschea, chiesti altri due rinvii a giudizio

Concorso in violenza privata e maltrattamenti sono i reati per i quali la Procura di Treviso vuole il processo per i due "aiutanti" dell'Imam della scuola coranica di Pieve di Soligo

Concorso in violenza privata e maltrattamenti. Sono questi i reati per cui il pubblico ministero Massimo Zampicinini chiede il rinvio a giudizio per i due "supplenti" di Omar Faruk, ex Imam della moschea di via Schiratti a Pieve di Soligo, che il 5 marzo dello scorso anno ha patteggiato 3 anni, accusato di aver picchiato i piccoli alunni della sua scuola coranica, bambini tra i 5 e gli 11 anni a cui l'uomo avrebbe inflitto crudeli punizioni quando non riuscivano a recitare le Sure del Corano a memoria.

Ieri sarebbe dovuta esserci l'udienza preliminare ma l'adesione dell'avvocato dei due uomini (Riccardo Baglioni, lo stesso che aveva difeso Omar Faruk) ha fatto slittare l'appuntamento di fronte al gup di Treviso al prossimo 13 ottobre. I due indagati, cittadini di nazionalità bengalese come l'Imam, dovranno decidere nelle prossime settimane se affrontare il processo o essere giudicati in abbreviato, oppure percorrere anche loro la strada del patteggiamento.

Secondo le indagini i due "supplenti", uno di 40 anni e l'altro di 45, tra l'altro padre di un bambino che frequentava la stessa scuola coranica annessa alla moschea, avrebbero fatto da aiutanti dell'Imam quando questi non poteva essere presente alle lezioni e entrambi avrebbero sottoposto i bambini agli stessi metodi brutali e crudeli usati da Omar Faruk. Violenze che, come per il 37enne guida spirituale della comunità bengalese, sono finite nelle intercettazioni ambientali dei carabinieri del Nucleo Radio Mobile di Vittorio Veneto.

A uno in particolare verrebbero addossate le maggiori responsabilità: è l'uomo di 45 anni, a cui vengono contestati episodi ai danni di almeno una decina di bimbi, presi a schiaffoni e bastonate proprio come faceva la guida spirituale. Tra di loro anche il figlioletto che, come gli altri bambini, faticava ad imparare a memoria i versetti coranici in una lingua, l'arabo, che non conosce e non sa parlare. L'altro, il 40enne, avrebbe avuto più che altro compiti di sorveglianza della classe in situazioni definite "sporadiche" ma pure lui non avrebbe lesinato sberle e tirate di capelli come metodo correttivo.
 

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