Picchia i ragazzi che non conoscono il Corano, Imam allontanato

Bastonate e altre punizioni pesanti ad una ventina di bimbi tra i 5 e i 10 anni. Questi i metodi violenti utilizzati del capo della moschea di Pieve di Soligo: per lui è scattato il divieto di dimora in provincia

Una preghiera islamica

Chi non imparava alla perfezione i versetti del Corano veniva punito: bastonate  alla schiena e alle gambe, schiaffi e minacce a bambini tutti tra i 5 e i 10 anni. È quanto avveniva nel centro islamico di via Schiratti a Pieve di Soligo durante le lezioni pomeridiane di Corano tenute dall’Imam Omar Faruk, 36enne bengalese. A segnalare le violenze subite non sono stati i genitori dei piccoli allievi della scuola coranica, ma le maestre delle elementari che si sono accorte dei lividi sulle braccia e sulle gambe con i quali arrivavano a scuola al mattino. Ora l’incubo è finito: a seguito delle attività di indagine, condotte dal gruppo Operativo Radiomobile dei Carabinieri di Vittorio Veneto, ieri il gip Gianluigi Zulian ha emesso, su richiesta della Procura della Repubblica, l’ordinanza con cui a Omar Faruk, indagato per i reati di maltrattamenti a minori aggravati e violenza privata aggravata, è stata applicata la misura cautelare del divieto di dimora nella provincia di Treviso.

Le intercettazioni ambientali nei locali del centro islamico effettuate dai carabinieri di Vittorio Veneto hanno confermato le versioni dei bambini che, terrorizzati, avevano raccontato alle loro maestre delle violenze subite se sbagliavano a recitare i versetti del Corano o quando, secondo lui, non si comportavano da buoni mussulmani. Per chi sgarrava c’era solo crudeltà: i bambini venivano tirati per i capelli, presi a schiaffoni. Poi erano obbligati a mettersi in ginocchio e venivano picchiati con un bastone di mezzo metro con intorno avvolto del nastro adesivo o con piccole verghe con una estremità appuntita. Colpi dati senza pietà sul corpo, sulle braccia, sulle gambe, sul collo. Le bambine, quando subivano quelle orribili punizioni corporali, erano costrette a tenere anche la testa bassa, in segno di sottomissione al loro aguzzino. Ad un bambino di sei anni il “maestro di religione” aveva rivolto la minaccia di tagliargli l’orecchio destro, facendogli un gesto eloquente con le mani, come quando si impugna un coltello. Il piccolo avrebbe avuto la “colpa” di essere uno di quelli che faceva più difficoltà ad imparare a memoria ed era stato anche accusato di aver rubato un Corano.

Sono stati i lividi a far insospettire gli insegnanti, oltre al fatto che alcuni dei piccoli mostravano segnali di disagio psicologico che sfociava in attacchi di vomito e crisi di pianto. Ma i loro genitori non solo non hanno mai denunciato, ma di fronte alle richieste di spiegazioni delle maestre, hanno sempre negato, minimizzato, oppure hanno semplicemente fatto finta di non capire.

IL PLAUSO DEL GOVERNATORE ZAIA «Sono cose che a sentirle raccontare potrebbero perfino non sembrarci vere, da quanto sembrano riportarci in anni oscuri in cui i bambini erano alla mercè del maestro. Invece sono vere ma per fortuna, grazie ai Carabinieri di Vittorio Veneto, per questi piccoli malcapitati l’incubo è finito. Ai militari e alla magistratura inquirente va tutto il nostro ringraziamento per non tenere bassa la guardia contro chiunque non capisca che a casa nostra nessuno può sentirsi al di sopra delle regole». Così il Presidente della Regione del Veneto Luca Zaia esprime soddisfazione per l’indagine dell’Arma in una scuola coranica a Pieve di Soligo, dove sembra che l’imam intervenisse con pene corporali e maltrattamenti pesanti sui ragazzini che non apprendevano nel modo da lui sperato. «Non ci stancheremo mai di ripeterlo – prosegue Zaia -. Nessuno può scambiare il Veneto per una terra dove si può fare di tutto e delinquere impuniti. Mentre a Roma c’è chi fa le pulci alla scuola che prevediamo con l’autonomia, personaggi come questo imam applicano metodi di insegnamento che nulla hanno a che fare con l’educazione e sanno solo di sopraffazione verso i più deboli. Qualcuno ci parlerà, con il solito finto buon senso di facciata, delle difficoltà create dall’integrazione multietnica. Noi, invece, pensiamo che persone del genere vadano perseguite e non debbano restare nella nostra terra. Per questo rinnovo il mio plauso ai Carabinieri che ancora una volta hanno dimostrato di saper fare il loro mestiere per il bene della comunità».

Sul caso dell’Imam di Pieve di Soligo che picchiava gli alunni che non imparavano a perfezione i versetti del Corano, interviene l’Assessore Regionale all’Istruzione del Veneto Elena Donazzan: “sono molto preoccupata per la situazione sommersa in cui questo episodio, nel silenzio delle famiglie islamiche, ha potuto svilupparsi. L’intervento delle maestre della scuola primaria, che si sono accorte dei lividi su braccia e gambe degli alunni, è stato a dir poco provvidenziale”. “Non ci si può tuttavia affidare al caso: auspico un attendo approfondimento di questa vicenda, durata e sottaciuta per troppo tempo, come pure auspico un’attenzione particolare verso certi centri islamici e le loro relative attività“ continua l’Assessore Regionale, “chi decide di vivere in Italia ha il diritto/dovere di integrarsi, anche comprendendo e condividendo i nostri usi e i nostri costumi: ogni attività contraria a tutto questo, ogni limite imposto e ogni violenza giustificata in nome di altre religioni vanno condannate per prevenire quelle derive estremistiche e violente che troppo spesso occupano le pagine della cronaca”. “Un plauso ai Carabinieri di Vittorio Veneto per l’attività investigativa, che ha portato in breve tempo all’arresto dell’Imam violento” continua Donazzan, che conclude “ma anche e soprattutto un grande ringraziamento alle maestre, sempre più sentinelle - maltrattate a volte anche dallo Stato che non le tutela abbastanza - di questa società”.

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