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Sabato, 22 Giugno 2024
Cronaca

Plastic connection: arresti e sequestri anche nella Marca

Maxi indagine dei carabinieri di Belluno: coinvolte le province di Treviso, Padova, Vicenza, Napoli, Avellino e Pisa. Le accuse sono di traffico illecito di rifiuti, emissione di fatture per operazioni inesistenti e creazione di società "cartiere"

Nelle prime ore di lunedì 20 settembre, i carabinieri di Belluno, in collaborazione con quelli del Gruppo Forestale, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 12 cittadini italiani: 11 misure in carcere e una agli arresti domiciliari. Uno di questi provvedimenti riguarda anche un imprenditore residente in provincia di Treviso. Sigilli, invece, per l'azienda Resines Srl con sede a Cavaso del Tomba.

I provvedimenti restrittivi dell'operazione denominata "Plastic connection" sono stati emessi dalla Procura distrettuale antimafia di Venezia ed hanno interessato vari cittadini italiani, tra cui alcuni imprenditori veneti. L'operazione ha coinvolto le province di Belluno, Treviso, Padova, Vicenza, Napoli, Avellino e Pisa. Sequestrate attività produttive, immobili e conti correnti per alcuni milioni di euro. Indagate a piede libero anche 10 persone responsabili di condotte analoghe, ma meno gravi. Gli arrestati facevano parte a vario titolo di un'associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti e all'emissione di fatture per operazioni inesistenti. L’indagine, diretta dalla Procura distrettuale e delegata ai carabinieri di Belluno, ha consentito di appurare come imprenditori del Nord, titolari di attività specializzate o affini allo smaltimento rifiuti, erano entrati in contatto con altri imprenditori del Meridione, inseriti nella filiera della lavorazione della plastica, consentendogli di smaltire i loro rifiuti, tra cui anche quelli speciali, attraverso l’introduzione nel ciclo produttivo delle aziende del Nord o accantonandoli in improvvisati luoghi di stoccaggio, vicini alle aziende. L’attività investigativa, condotta anche attraverso indagini tecniche e innumerevoli servizi di osservazione, pedinamento e controllo, ha raccolto elementi che sono stati posti alla base del decreto di sequestro di 3 stabilimenti e di beni mobili ed immobili, conti correnti per la somma di 1 milione 500mila euro, stabilita dal Gip nel decreto preventivo di sequestro.

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Ulteriori accertamenti hanno poi consentito di acquisire prove relative alla produzione di irregolari documenti fiscali per creare fittizi rapporti commerciali e relative fatturazioni al fine di occultare l’indebito profitto della principale attività. Indagati a piede libero anche 10 correi responsabili di condotte analoghe ma meno gravi. Acquisiti riscontri investigativi tali da far ipotizzare il dirottamento su conti esteri di circa due milioni di euro, sia lo smaltimento illecito di 22mila tonnellate di rifiuti  equiparabili ad una colonna di tir lunga 7 km (o una superficie come piazza San Marco con uno strato di 5 metri di rifiuti).

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