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Polemica sulla chiusura del Chiosco sulle Mura, i gestori: "Una scelta imprenditoriale"

E' di solo qualche giorno fa la notizia che il noto locale trevigiano sarebbe in debito con il Comune di almeno 42mila euro, ma la realtà sarebbe differente e ora si pensa all'estero

TREVISO E' ormai polemica in centro città in merito alla chiusura del "Chiosco sulle Mura", noto locale della movida estiva trevigiana, luogo amato da tanti giovani studenti che trovavano in questo locale in centro storico una valida alternativa alle mete balneari come Jesolo.

Nei giorni scorsi infatti, all'interno di un noto quotidiano locale, era emerso che i due gestori del Chiosco, Alessandro Marseglia e Andrea Frizzarin, avevano deciso di gettare la spugna della loro attività imprenditoriale perchè sommersa dai debiti con il Comune che di conseguenza impediva loro di riaprire l'attività per la prossima stagione. In realtà però, come emerso recentemente, i fatti non starebbero proprio così ed affermarlo sono proprio i due rappresentanti della società Claudio: "Nei giorni scorsi sono uscite notizie non veritiere in merito al Chiosco e per questo desideriamo fare chiarezza su alcuni punti e smentire di conseguenza quanto scritto dai quotidiani. In primis, l'affermazione più volte ripetuta secondo cui la società che rappresentiamo non avrebbe mai pagato l'affitto al Comune di Treviso; poi l'asserita disponibilità del Comune ad un piano di rientro con rateizzazione del debito e infine l'insensatezza delle nostre lamentele in ordine all'impossibilità di svolgere serenamente l'attività aziendale".

"Come attestano le nostre scritture contabili, invece, risulta versato al Comune di Treviso il complessivo importo di oltre 75mila euro a titolo di canoni di concessione per il bastione delle Mura e, peraltro, il Comune detiene una nostra fideiussione di circa 10mila euro a garanzia - ha chiosato Alessio Marseglia - Il Comune, poi, non ci ha mai contattato per concordare un piano di rientro - affermazione però presto smentita dalla stessa Amministrazione - Vero è invece, come risulta dalla corrispondenza intercorsa, che la nostra società Claudio srls ha più volte provato a chiedere una riduzione del canone di affitto annuo. Tale richiesta è giustificata dal fatto che ci sono stati immotivatamente negati i permessi per le coperture durante la stagione invernale, nonostante fossimo obbligati da contratto a tenere aperta l'attività tutto l'anno. Nel mese di settembre 2015 siamo stati noi a proporre al Comune un piano di rientro, come estremo tentativo di mantenere la struttura operativa pur con tutte le difficoltà e resistenze incontrate, e non solo da parte di alcuni vicini, ma detto piano ci è stato negato". Dagli atti di Ca’ Sugana, come riportato dai quotidiani locali, emergeva però che i titolari del Chiosco non avrebbero pagato l’affitto comunale nell'ultimo periodo, ossia un canone annuo di 31.200 euro, e quindi complessivamente l'amministrazione trevigiana avanzerebbe dal locale una somma pari a 42.668,36 euro, tanto da aver incaricato l’Avvocatura Civica di procedere al loro recupero e di qui il decreto ingiuntivo che avrebbe portato alla chiusura forzata del locale. Ma la società non ci sta e rimanda le accuse.

"La nostra affermazione sul fatto che non ci farebbero lavorare è tutt'altro che insensata, atteso che, numerosissimi sono stati i verbali e le pressioni della polizia locale per impedirci di svolgere l'attività di intrattenimento. Infatti, nonostante i permessi e le deroghe ricevute dal Comune per la musica e per manifestazioni temporanee, e a tal riguardo siamo grati al consigliere Nicolò Rocco che ci ha sempre supportati, la polizia locale si presentava regolarmente, anche più volte durante la settimana, per sottoporci a continui controlli e verifiche - contiuna Marseglia - A ciò si aggiunga anche la denuncia penale di alcuni residenti per disturbo alla quiete pubblica, in conseguenza della quale dovremo affrontare un processo. Da ultimo vogliamo anche informare di aver formulato richiesta di rimborso dei danni subiti nell'anno 2014 a causa degli eventi atmosferici che hanno interessato il nostro Comune e in relazione ai quali è stato attivato uno sportello di richiesta danni, per il complessivo importo di euro 37.900. A tutt'oggi il Comune però non ha evaso la relativa pratica di rimborso". 

In merito all'articolo incriminato era poi intervenuto anche il consigliere del Pd Nicolò Rocco, dichiarando: "Non vorrei che passasse il messaggio che non c’è spazio per i giovani e per le nuove iniziative. L'Amministrazione sta aprendo spazi e offrendo opportunità. Nel caso specifico, mi risulta abbia fatto il massimo per venire incontro al chiosco. Forse il contesto non è facile, forse hanno pesato scelte imprenditoriali da parte dei concessionari, a cui auguro buona fortuna per le future attività". In ogni caso, in una situazione di oggettivo caos burocratico e amministrativo, il Chiosco questa estate probabilmente non riaprirà, sicuramente non attraverso la gestione della società Claudio srls che ipotizzerebbe invece di trasferire l'attività all'estero. Nel frattempo l'Amministrazione comunale, sentita telefonicamente in merito a tal spinosa questione dalla Redazione, rimanda al mittente le eventuali contestazioni, affermando di aver sempre cercato di trovare una plausibile soluzione del problema con i gestori del locale, possibilità però spesso non andate a buon fine. Possiamo quindi affermare che si chiude così la breve, ma intensa storia di uno dei chioschi più amati del Veneto, sperando che un domani possa riaprire i battenti in un'altra location magari meno invasiva dal punto di vista ambientale, così da accontentare allo stesso tempo i residenti del centro città e i tanti ragazzi che comunque partecipavano nei weekend alle serate trevigiane.

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