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Mercoledì, 1 Febbraio 2023

Aziende "apri e chiudi" per non pagare le tasse: debiti con il fisco per 900mila euro

Doppio controllo della Guardia di Finanza, vigili del fuoco, Arpav, Ispettorato del lavoro e Spisal in due laboratori tessili di Ponzano Veneto e Paese. Gli investigatori delle fiamme gialle hanno accertato che si sarebbero succedute, nei due capannoni, ben dieci società

Due operai in nero, scarsa sicurezza e soprattutto pendenze tributarie accertate per oltre 900.000 euro da imprese "apri e chiudi" gestite da cittadini cinesi che nel tempo hanno gestito due laboratori tessili di Ponzano Veneto e Paese. E' l'esito del controllo svolto nei giorni scorsi dalla Guardia di Finanza di Treviso, vigili del fuoco, Spisal, Ispettorato del Lavoro e Arpav di Treviso. La task force è entrata in azione per verificare e contrastare lo sfruttamento dei lavoratori nelle aziende ma non mancano i retroscena.

I controlli a Ponzano e Paese

A Ponzano Veneto, dove è stata constatata la situazione di maggior degrado, l’opificio, di circa 290 metri quadri, era sprovvisto del certificato di agibilità, di estintori, della cartellonistica indicante le vie d'uscita d'emergenza, nonché delle luci di emergenza che, in caso di incendio e di conseguente interruzione della corrente elettrica, dovrebbero illuminare e rendere individuabili le vie di fuga. Durante l’intervento, sono stati posti i sigilli a 20 macchine da cucire, sprovviste di protezioni in grado di evitare che i lavoratori (in tutto sei, domiciliati nell’adiacente abitazione) venissero a contatto, anche accidentale, con le parti in movimento. È emerso, poi, che il titolare non aveva predisposto il documento di valutazione dei rischi (che deve essere elaborato prima di attribuire qualsiasi incarico a un lavoratore), non aveva inviato i lavoratori a visita medica di idoneità alla mansione, né li aveva formati in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Il laboratorio è stato pertanto sequestrato, sulla base del grave quadro indiziario acquisito, e il provvedimento è stato convalidato dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Treviso.

Per quanto concerne, invece, il laboratorio di Paese, sono stati individuati due lavoratori in nero su un totale di sei; anche in questo caso, sono emerse violazioni in materia di sicurezza sul lavoro, vista l’assenza di protezioni degli organi meccanici in movimento delle macchine da cucire e di dispositivi di protezione degli strumenti di taglio, e sono stati accertati l’omesso invio dei lavoratori a visita medica di idoneità alle mansioni e la mancata formazione del personale.

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Attività sospesa, aziende "apri e chiudi": debiti con il Fisco per 900mila euro

Gli amministratori delle due ditte sono stati perciò segnalati alla Procura della Repubblica di Treviso, per la violazione delle norme sulla prevenzione degli incendi e dei rischi nei luoghi di lavoro, e per entrambe le aziende, che operavano sulla base di commesse ricevute da imprese locali, l’Ispettorato del Lavoro e lo Spisal hanno adottato il provvedimento di sospensione delle attività. La ricostruzione della gestione dei laboratori tessili negli ultimi anni ha peraltro permesso di verificare che, prima delle attuali ditte, a occuparsi delle produzioni sono state altre sei aziende per l’opificio di Ponzano Veneto e altre quattro per quello di Paese, che si sono succedute ogni 2/3 anni, dopo aver maturato rilevanti debiti con il Fisco, complessivamente pari a 900 mila euro.

Si tratte di vere e proprie imprese “Apri e chiudi” che, dopo essere divenute insolventi con l’Amministrazione Finanziaria, hanno trasferito personale e macchinari nella successiva impresa costituita “ad hoc”, che ha continuato a operare sempre nello stesso luogo, con gli stessi clienti e fornitori, cambiando solo il nome e la partita IVA.

Concorrenza sleale: i controlli delle fiamme gialle proseguiranno

"L’operazione della Guardia di Finanza di Treviso" si legge in un comunicato "ha avuto il fine di tutelare la sicurezza dei lavoratori e di colpire il comportamento di chi agisce nel mercato in modo sleale, a beneficio degli operatori economici onesti e rispettosi delle regole: lo sfruttamento dei lavoratori, senza rispettare le più elementari norme in materia di sicurezza, e il sistematico ricorso a imprese “di comodo”, costituite una dopo l’altra per favorire l’evasione fiscale, consentono infatti di applicare prezzi altamente competitivi, in danno delle imprese che operano rispettando la legge, costrette a sostenere costi maggiori".

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