Posta a giorni alterni, l’Associazione Comuni scrive alla Regione: «Convocare subito il Tavolo»

Mariarosa Barazza: «Quando si colpisce il servizio postale, si dà un colpo mortale alle piccole comunità. Allibita per il modus operandi di Poste Italiane»

TREVISO «Quando si colpisce il servizio postale, si ferisce qualcosa di più di un servizio essenziale alla popolazione: si dà un colpo mortale a molte piccole comunità dove la Posta resta spesso l’ultimo presidio sociale attivo. Volete far morire i piccoli centri? Allora togliete pure il servizio postale!». Così la pensa Mariarosa Barazza, presidente dell’Associazione Comuni della Marca Trevigiana e da poche settimana anche referente regionale per l’Anci Veneto dei piccoli Comuni.

«Se Poste Italiane Spa pensa che la riduzione del servizio di consegna della corrispondenza in 25 Comuni trevigiani sia l’anticamera per un nuovo tentativo di chiusura degli sportelli postali periferici, ricordo all’azienda che ci ha già provato nel 2015 su 13 Comuni della nostra provincia e ha dovuto fare un passo indietro perché il Tar ha dato ragione al nostro ricorso - rincara Barazza - Per l’Associazione Comuni della Marca Trevigiana è essenziale che venga garantito il servizio postale e continuerà quindi a dare battaglia contro ogni tentativo arbitrario, immotivato, non concertato di chiusura». La Barazza giovedì mattina ha preso subito carta e penna in mano per scrivere alla Regione Veneto, nella persona di Manuela Lanzarin, assessore alle Politiche sociali, chiedendole di riattivare immediatamente il Tavolo di confronto regionale in materia, al quale partecipa l’Associazione dei Comuni. Tavolo aperto proprio per discutere della fase di sperimentazione e di riorganizzazione concernente anche i servizi aggiuntivi come proposto da Poste.

«Il Tavolo è fermo da un anno e, a fronte di questi nuovi fatti preoccupanti, va convocato subito – puntualizza la Presidente dell’Associazione Comuni della Marca Trevigiana - Rimango sconcertata dal modus operandi di Poste Italiane: queste decisioni prese senza nessun confronto con il territorio indicano ancora una volta la mancata consapevolezza dell’azienda che quello che ha in gestione è prima di tutto un servizio pubblico, non un business privato. Sembra che ogni tanto se lo dimentichi, e noi siamo qui per rammentarglielo: le decisioni che riguardano il territorio non devono mai più essere calate sulla testa dei sindaci senza che nessuno si sia preso la briga di informarli. È una modalità non seria e poco corretta sul piano dei rapporti istituzionali». Nella missiva, inviata giovedì mattina, si evidenzia che: “Se deve esserci un processo di riorganizzazione anche della consegna della corrispondenza cartacea non si può non tenere conto che l’erogazione del servizio pubblico deve avvenire in modo continuativo ed efficace soprattutto a favore delle fasce più deboli della popolazione”.

Nel 2016 Poste Spa aveva perso il ricorso, fatto da 12 Comuni trevigiani sui 13 nei quali era prevista la chiusura arbitraria di un ufficio postale periferico, proprio in base al fatto che non era stata fatta un’accurata istruttoria, “comprensiva anche della fase di necessaria interlocuzione con gli enti locali interessati, e richiede una motivazione idonea a dar conto, oltre che degli esiti di detta interlocuzione, anche delle specificità della situazione locale, risultando al tal fine insufficiente sia un rinvio generico e standardizzato ad atti quali il piano di intervento”. Così si legge nelle motivazioni della sentenza 6712/2016 del Tar del Lazio.

Grazie all’impugnazione fatta nel 2016 per conto dei Comuni di Borso del Grappa, Codognè, Follina, Fonte, Giavera del Montello, Godega di Sant’Urbano, Maserada sul Piave, Nervesa della Battaglia, San Zenone degli Ezzelini, Sarmede, Valdobbiadene e Vedelago, e coordinata dall’Associazioni Comuni della Marca Trevigiana, sono rimasti aperti gli sportelli postali di Semonzo, Cimetta, Valmareno, Fonte Alto, Santi Angeli, Pianzano, Candelù, Bavaria, Ca’ Rainati, Montaner, San Pietro in Barbozza e Cavasagra. 

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