Lunedì, 27 Settembre 2021
Cronaca Povegliano

Processo Barzan, il giovane depone in aula: «Diceva che voleva uccidersi»

Nell'abbreviato parla il 23enne, accusato dall'ex fidanzata di aver causato l'incidente in cui ha perso la vita la 62enne Giuseppina Lo Brutto e di averla violentata

Pezzo per pezzo ha cercato di demolire la versione della ragazza che lo accusa di aver causato apposta lo schianto mortale e di averla violentata. Oggi, martedì 19 gennaio, è stata la giornata di Christian Barzan, il 23enne accusato dell'omicidio volontario di Giuseppina Lo Brutto, 62 anni ex dipendente della Provincia, del tentato omicidio del marito di lei Flavio Cagnato e di Giorgia Biglieri, l'ex fidanzata che lo accusa anche della violenza sessuale che avrebbe subito la sera dell'incidente. Il 7 giugno, al volante della sua Alfa Romeo, Barzan sarebbe andato a sbattere (apposta, dice la Biglieri) contro la vettura guidata dalla 62enne, che rientrava con il marito da una cena sul Montello.

Nel processo con il rito abbreviato Barzan, salito sul banco dei testimoni, ha ripercorso per due ore e tre quarti la storia di una relazione «iniziata nel 2015 - ha detto incalzato dal suo legale, l'avvocato Fabio Crea - da sempre una storia fatta di abbandoni e ritorni, ma anche quando non stavamo insieme, il che è successo spesso, ci si vedeva comunque. E quando non succedeva lei mi diceva che voleva uccidersi perché, sosteneva, io non l'amavo».

Nel corso della sua deposizione Barzan è stato chiamato a confrontarsi con alcuni sms e chat telefoniche scambiate negli anni con la Biglieri. «Dovevi lasciarmi andare» dice lei, facendo riferimento al fatto che in più di una occasione, le ultime nel 2018, avrebbe cercato di buttarsi dall'auto di Barzan in corsa. «Io non voglio neppure sentirle queste cose» gli risponde lui. Da sempre la ragazza, emergerebbe dagli sms esaminati, avrebbe raccontato a Christian di volersi uccidere per come andavano le cose tra di loro. «Ieri ho preso una intera boccetta di sonniferi - gli scrive nel marzo del 2018 - sono ancora in ospedale, ho vomitato sangue e pillole, mi tengono qua per vedere gli effetti». E ancora: «Vorrei bere la candeggina, vorrei aprirmi la faccia, sfregiarmi. Prendo la mia pistola di mio padre e mi sparo, mi sporco i capelli di sangue».

L'incidente in cui ha perso la vita Giuseppina Lo Brutto è stato invece un «terribile errore». «Avevamo discusso - spiega - perché prima avevamo avuto un rapporto sessuale non protetto e lei aveva paura di poter essere rimasta incinta. Mi colpiva con pugni ai fianchi, che non mi facevano male ma mi davano fastidio e io allora le ho dato un colpo forte in piena faccia, facendola sanguinare. A quel punto si è messa ad urlare e ha minacciato di uscire dalla macchina in corsa, facendo il gesto di aprire la portiera». In quei momenti concitati Christian Barzan si sarebbe «sporto sulla destra nel tentativo di richiuderla. Facendo così ho però perso il controllo della vettura: il volante mi è sfuggito di mano, la macchina ha sterzato e poi c'è stato lo schianto».
Si torna in aula il 2 marzo, per il contro esame delle parti civili (l'avvocato Rosa Parenti per Giorgia Biglieri e l'avvocato Laura Mattucci per la famiglia della Lo Brutto) e la sentenza.

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