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Mercoledì, 1 Febbraio 2023
Cronaca Preganziol

Il responsabile potrebbe patteggiare, l'amarezza della famiglia di Mara Visentin

Ronnie Levacovic, il venticinquenne che ha causato il tragico schianto in cui, 24 marzo 2022, sono morte Mara Visentin e Miriam Cappelletto, potrebbe chiedere una applicazione pena. Stupore e amarezza dei familiari della 63enne

Ha destato grande stupore e profonda amarezza nei familiari di Mara Visentin, la 63enne di Preganziol rimasta vittima con l’amica Miriam Cappelletto del tremendo incidente sul Terraglio del 24 marzo 2022, la notizia, riportata da alcuni organi d’informazione, secondo la quale Ronnie Levacovic, il venticinquenne che lo ha causato, tramite il suo difensore, punterebbe ad ottenere una pena ridotta tramite il rito alternativo del patteggiamento. L’imputato, di cui la Procura di Treviso ha chiesto il rinvio a giudizio, dovrà comparire in aula il 17 gennaio 2023, avanti il Gip del Tribunale Piera De Stefani, per l’udienza preliminare del processo: deve rispondere di omicidio stradale con le pesanti aggravanti di essersi messo alla guida in stato di ebbrezza, con un tasso alcolemico risultato più del doppio del consentito, 1,05 grammi/litro, di aver superato con la sua potente Bmw M2 Coupé di oltre 50 km/h il limite di velocità stabilito in quel tratto di strada - sfrecciava ad almeno 125 km/h contro i 70 prescritti - e di aver ucciso due persone.

Il marito e i figli della signora Visentin, i quali, attraverso il responsabile della sede di Treviso, Diego Tiso, si sono affidati a Studio3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazione nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini, sono consapevoli dei diritti processuali dell'imputato, che gli consentono di formulare anche l’istanza di patteggiamento. Ciò che però contestano è che la richiesta sarebbe basata su due fattori, il mancato utilizzo delle cinture di sicurezza da parte della loro cara e dell’amica e il fatto che viaggiassero a fanali spenti, rispettivamente ininfluente e infondato.

Nella perizia cinematica disposta dal Pubblico Ministero della Procura di Treviso titolare del fascicolo, il dott. Giulio Capralora, il consulente tecnico incaricato, ing. Pierluigi Zamuner, conclude infatti chiaramente che “in relazione ai due urti violentissimi subiti (tamponamento prima ed urto frontale finale contro la spalletta del ponte), con distruzione del mezzo e forte riduzione dello spazio vitale dell’abitacolo, l’uso delle cinture non avrebbe modificato le sollecitazioni cui sono stati sottoposti i due corpi, soprattuto in termini di accelerazione e decelerazione”: si tratta quindi di un elemento del tutto irrilevante ai fini del tragico destino delle due donne, nulla avrebbe potuto salvarle da due impatti di tale portata.

Quanto poi all’altro elemento invocato come possibile “attenuante” dalla difesa dell’imputato, ovvero i fari asseritamente spenti sulla Citroen C1 condotta dalla sessantatreenne, esso non risulta nemmeno citato nella consulenza tecnica, né viene riportato in alcun atto d’indagine, per cui non si comprende come lo si voglia (e possa) utilizzare per ottenere uno sconto di pena.

I familiari di Mara Visentin auspicano dunque che queste tesi alla base del tentativo della difesa di “strappare" una condanna più mite non vengano accolte dal giudice, e che la Procura possa far valere gli elementi oggettivi che sono concretamente emersi dalle indagini preliminari. Studio3A, che per le operazioni peritali ha messo a disposizione come consulente tecnico di parte l’ing. Mario Piacenti, ricorda al riguardo come il consulente tecnico del Pm abbia concluso che “sulla base degli elementi oggettivi e testimoniali non emergono condotte censurabili a carico delle due vittime in nesso di causa con l’accadimento del sinistro” la cui “causa tecnica determinante e unica viene individuata nel tamponamento subito dalla Citroen ad opera della Bmw di Levacovic”, con violazione dell’art. 142 (mancato rispetto di un’adeguata distanza di sicurezza) e 149 (superamento della velocità prescritta di oltre 50 km/h) del Codice della Strada.

Non è peraltro un caso che nell’iter risarcitorio, già chiuso da Studio3A per i propri assistiti, la compagnia di assicurazione della Bmw abbia risarcito integralmente i congiunti della vittima: non vi è dubbio che, se solo vi fosse stato un appiglio per contestare un concorso di colpa, lo avrebbe fatto.
 

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