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Cronaca

Processo Barzan, parla la difesa: «Non vi è stato alcuno stupro»

In una nota il commento del legale del 25enne alla sentenza del tribunale: «Si tratta di una circostanza talmente inventata che persino la Procura ne aveva chiesto l’assoluzione»

Dopo Dario Biglieri, il padre di Giorgia, la ragazza che aveva accusato il 25enne Christian Barzan di essersi lanciato volontariamente, il 7 giugno del 2019, contro la macchina di Giuseppina Lo Brutto, uccidendola, e che ha parlato di «giustizia a livello zero», e successivamente anche alle parole della famiglia della vittima, arrivano oggi le dichiarazione del legale di Barzan.

«Risulta contraddittoria l’affermazione di uno dei legali che, prima invia una nota dei familiari - non richiesta - ai giornali, chiedendo di conoscere le motivazioni della sentenza affermando, poi, che “nessuno vuole trasferire l’aula di tribunale sui giornali”. Per evitarlo basta attendere, serenamente, il deposito delle motivazioni della sentenza, come fanno tutti gli avvocati delusi. Aula prima e sentenza dopo, sono le sole, rispetto alle discussione da piazza o sui giornali, che rimangono l’unico ambito di una dolorosa vicenda penale, che ha portato al decesso della povera vittima, che nessuno ha voluto, e verso la quale Christian e la sua famiglia nutrono la più profonda comprensione» dichiara la difesa. 

«Con tale modo di procedere, chi non porta rispetto per la povera signora Lo Brutto non è l’imputato, ma controparte, che avendo fornito una ricostruzione mendace, ha dato alla famiglia delle deceduta una lettura dei fatti alterata, non veritiera, e che non garantisce la giusta e dovuta "pace” alla vittima - continua l'avvocato di Barzan - Con questa sentenza non si è legalizzato lo stupro, semplicemente perché non vi è stato alcuno stupro, circostanza talmente inventata che persino la Procura ne aveva chiesto l’assoluzione. Ma nonostante ciò, viene inviata rilasciata un'intervista avente per contenuto proprio questo tema (le accuse personali come professionista ritengo siano da ricondursi alla concitazione o mancato intendimento del dispiegarsi processuale del sig. Biglieri). Non è vero che la Biglieri, come dice il padre, non sia stata ascoltata nonostante tutte le prove. La realtà, di contro, è che è stata ascoltata in aula proprio nei suoi messaggi audio inviati a Barzan e sempre in aula è stata letta, nei migliaia di messaggi inviati a Barzan nell'arco temporale dei sei mesi, periodo in cui, in teoria, lei stessa lo aveva lasciato. E queste sono le prove che l’hanno incredibilmente smentita».

«I legali di controparte sostengono che non è stata fornita una spiegazione della dinamica dell'incidente dimenticando, forse, che è addirittura la consulenza del Pubblico Ministero ad escludere, da subito, la volontarietà del gesto, ascrivendo l’incidente alla tragica fatalità determinata da una disattenzione di guida a causa delle discussioni nell’ abitacolo tra i due ragazzi. Ogni parte processuale può, legittimamente, credere nel proprio intimo a ciò che vuole e tentare di far credere all’opinione pubblica ciò che vuole, poi però arrivano le sentenze in cui si giudicano in modo imparziale le prove. Dopo la sentenza sarebbe quanto meno opportuno che chi ha sbagliato osservasse un dignitoso silenzio, piuttosto che insistere nell'arrampicarsi sugli specchi, continuando a far credere all’opinione pubblica che ciò che una sentenza ha dichiarato essere una cosa falsa sia invece la verità» conclude la difesa.

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