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Tragedia del Molinetto della Croda: al via il processo di secondo grado

E' iniziato lunedì 16 dicembre il nuovo procedimento giuridico sulla vicenda avvenuta il 2 agosto del 2014 a Refrontolo dove persero la vita quattro persone. Il 17 febbraio la nuova udienza

Ci sarà una nuova fase istruttoria nel processo per la tragedia del Molinetto della Croda. Prenderà il via con l'udienza del prossimo 17 febbraio quando sarà ascoltato in aula il professor Luca Fabbris, il consulente nominato del giudice di primo grado.

Lunedì pomeriggio, 16 dicembre, è iniziato con questa decisione, da parte del collegio dei giudici della Corte d'Appello di Venezia presieduto da Patrizia Montuori, il processo di secondo grado per i fatti di Molinetto della Croda del 2 agosto del 2014, l'esondazione del torrente e l'ondata di fango che uccise Luciano Stella, Giannino Breda, Maurizio Lot e Fabrizio Bortoli, travolti nel tendone dentro a cui quella sera stavano celebrando la "festa dei omi". In primo grado bastò una camera di consiglio di neppure un minuto per far emettere al gup Angelo Mascolo la sentenza, appellata dal sostituto procuratore Mara De Donà, con cui venero assolti "per non aver commesso il fatto" tutti i quattro imputati: Valter Scapol, il presidente della Pro loco di Refrontolo (per il quale era stata chiesta l'assoluzione anche dalla Procura e che è quindi uscito dal procedimento), l’architetto Annalisa Romitelli che all’epoca era la responsabile dell’ufficio tecnico del Comune, l’architetto Leopoldo Saccon e il geologo Celeste Granziera, questi ultimi i tecnici della Tepco che è lo studio che si occupò della consulenza per la redazione tecnica del Pat del Comune di Refrontolo.

I tecnici del Comune e quelli della società esterna che aveva redatto il Piano di Assetto Territoriale vigente nell’agosto del 2014 erano finiti a processo con l’accusa di non aver incluso Molinetto tra le zone soggette a fenomeni di esondazione malgrado le indicazioni in tale senso contenute nella valutazione di compatibilità idraulica redatta nel 2010. Il professor Fabbris nella sua perizia aveva scritto che "solo il piano di protezione civile avrebbe potuto essere uno strumento utile per evitare la tragedia. Ma nessun piano per quanto efficiente avrebbe potuto evitare la tragedia, causata da un evento piovoso straordinario e imprevedibile. Evitabile solo se vi fosse stata la percezione del pericolo da parte delle persone rimaste coinvolte".

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