Venerdì, 30 Luglio 2021
Cronaca

Veneto Banca, per la Procura l'unico responsabile del crac è Vincenzo Consoli

Il pubblico ministero Massimo De Bortoli, il magistrato titolare dell'indagine, ha annunciato stamattina che chiederà invece l'archiviazione per l'ex presidente Flavio Trinca, per l'ex condirettore Mosè Faggiani e per l'ex responsabile dell'amministrazione centrale, Stefano Bertolo

Vincenzo Consoli

E' solo Vincenzo Consoli l'unico vero responsabile del crac di Veneto Banca. Questa appare essere la logica conclusione dopo la decisione della Procura di Treviso che, in relazione all'inchiesta aperta a Roma e trasferita a Treviso per competenza territoriale quando il procedimento era arrivato alla fase dell'udienza preliminare, ha chiesto il rinvio a giudizio per il solo ex amministratore delegato dell'istituto di credito finito in liquidazione amministrativa coatta nel luglio del 2017. Il pubblico ministero Massimo De Bortoli, il magistrato titolare dell'indagine, ha annunciato stamattina che chiederà invece l'archiviazione per l'ex presidente Flavio Trinca, per l'ex condirettore Mosè Faggiani e per l'ex responsabile dell'amministrazione centrale, Stefano Bertolo. Secondo De Bortoli, che peraltro al momento della chiusura indagini aveva modificato il capo di imputazione aggiungendo, per Consoli, Bertolo e Faggiani anche il reato di falso in prospetto oltre a quelli di aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza, non ci sarebbe elementi tali da poter far reggere un giudizio a carico dell'ex condirettore e dell'ex responsabile amministrativo, nei cui confronti potrebbero ravvisarsi semmai responsabilità colpose ma non dolose.

Consoli insomma come un uomo solo al comando, con potere di "vita e di morte" sulla dirigenza che, in condizione di totale sudditanza, non avrebbe fatto altro che accettare e mettere in atto le sue disposizioni. Sarebbe insomma stato solo l'ex amministratore delegato a confezionare le false comunicazioni a Consob e Banca d'Italia con le quali sarebbe stato nascosta la vera situazione finanziaria di Veneto Banca che, sempre secondo l'accusa, avrebbe occultato il fatto di non avere una situazione patrimoniale reale tale da superare le verifiche degli organismi di verifica e controllo nazionale ed europei. Una sovrastima soprattutto del patrimonio di vigilanza e una sottostima delle passività e dei crediti deteriorati che portò ad una valutazione non realistica (a quota 40 euro) delle azioni della banca, rifilate ad un esercito di migliaia di risparmiatori che, con il crac della banca, persero praticamente tutto. A loro ciò che veniva presentato era una situazione di grande solidità e quindi di assoluta garanzia per l'esito dell'investimento nei titoli, che invece in poco tempo picchiarono perdendo praticamente tutto il loro valore.

Possibile che Consoli abbia fatto tutto da solo? Ciò che emerge dalle carte dell'indagine romana non è una certezza assoluta per il pm De Bortoli che ha anche annunciato che la Procura ha già iniziato ad indagare per verificare se vi siano altre responsabilità oltre a quelle dell'ex ad che non emergono però dalle carte dell'inchiesta condotta dai magistrati della capitale.

Nel frattempo è stata depositata la perizia chiesta dai giudici della Corte d'Appello Civile di Venezia chiamati ad esprimersi sull'opposizione presentata sempre da Consoli alla dichiarazione di stato di insolvenza di Veneto Banca (alla data della messa in stato di liquidazione coatta) pronunciata dal Tribunale di Treviso. Secondo quanto emerge dalla lettura delle 187 pagine redatte dal consulente nominato dal Tribunale, il professor Lorenzo Caprio, e seguendo lo schema riprodotto in quattro differenti scenari Veneto Banca, al momento della liquidazione, avrebbe accusato se si fossero saldati i creditori un passivo di mezzo miliardo di euro, malgrado l'intervento di salvataggio dello Stato di oltre 2 miliardi.

Il prossimo 26 settembre ci sarà l'udienza in cui i giudici di secondo grado dovranno esprimersi sull'opposizione di Consoli, che a questo punto appare però destinata ad essere respinta. Con la dichiarazione dello stato di insolvenza si aprirebbe anche il fronte delle indagini penali per i reati di bancarotta.

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