Cronaca

Emergenza profughi, ipotesi tendopoli: i sindaci non ci stanno

I sindaci e il fronte del no: "Si utilizzino piuttosto gli edifici dismessi di proprietà dello Stato". Nei prossimi giorni 700 migranti in Veneto

Profughi a Treviso (archivio)

TREVISO Con l’annuncio dell’imminente arrivo di 700 profughi in tutto il Veneto si apre nuovamente l’ipotesi tendopoli ma i sindaci si alleano in un no comune. A poche ore dalla diramazione di una nota da parte della Prefettura di Venezia che comunicava la convocazione di un tavolo di coordinamento regionale urgente per far fronte all’emergenza sbarchi in Sicilia, i primi cittadini della provincia di Treviso si schierano sul fronte del no.

A cominciare dal sindaco di Villorba, Marco Serena che non ha partecipato alla riunione prevista. «Trovo inopportuno convocare tavoli inerenti queste tematiche con preavvisi così ridotti che impediscono qualunque programmazione agli astanti (questa parola non è scelta a caso) – ha detto Serena - Chiedo pertanto che, vista l'importanza della questione e la ricaduta sul territorio, la riunione venga annullata e riconvocata con tempistiche che consentano a ciascuno di organizzarsi». E mentre si ipotizza la realizzazione delle tendopoli per ospitare i migranti (decine secondo le previsioni visto che sarebbero 700 quelli assegnati al Veneto dal Ministero), anche il primo cittadino di Susegana, Vincenza Scarpa, chiede una soluzione più appropriata. «Nemmeno convocati alla riunione in prefettura, apprendiamo dalla stampa di una ipotesi di collocare una tendopoli nel nostro Comune in proprietà demaniale – dice Scarpa -. Se un paese come l'Italia  gestisce in questa maniera l'accoglienza ai flussi migratori vuol dire che siamo alla frutta. Abbiamo già avuto  in passato nel nostro comune una a dir poco imbarazzante esperienza sulla gestione da parte dello Stato Italiano dell'emergenza umanitaria – spiega -. Esortiamo una soluzione che prenda in considerazione l'utilizzo di edifici vuoti di proprietà dello stato e non certamente tendopoli o baraccopoli in aree demaniali prive dei minimi requisiti igienici e di sicurezza».
 
Una soluzione, quella delle tendopoli, ritenuta inadeguata anche da Alberto Cappelletto, sindaco di San Biagio di Callalta: «Prima di pensare ad ospitare i profughi all’interno di tende, va fatto ogni sforzo per utilizzare i molti edifici vuoti e disponibili, come le caserme – dice -. Il nostro Comune è pronto a collaborare. Non ci sta, però, a subire scelte che appaiono poco rassicuranti sia per la popolazione residente che per gli stessi migranti. Pur non avendo al momento ricevuto alcuna comunicazione ufficiale sull’arrivo a San Biagio di profughi, ribadisco, stante le condizioni già espresse, la nostra indisponibilità». 

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