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"Attiviamoci": 38 persone inserite nel mondo del lavoro

22 borse lavoro, 9 operai specializzati nella produzione e vendita di Radicchio bio, 7 operai specializzati nella cura e nella gestione di aree verdi

TREVISO - 22 borse lavoro in altrettante aziende del territorio, 9 operai specializzati nella produzione e vendita di Radicchio rosso di Treviso bio, 7 operai specializzati nella cura e nella gestione di aree verdi, 300 ore di formazione in azienda, 400 si stage formativo e laboratori, per la maggior parte retribuiti da borse lavoro: questi in sintesi i numeri del progetto “Attiviamoci”, giunto al secondo anno di compimento.

A goderne sono state 38 persone in situazione di disagio e marginalità sociale della nostra provincia: padri di famiglia rimasti senza lavoro, giovani con tristi storie alle spalle, stranieri in cerca di un’occasione reale di integrazione. I soggetti coinvolti – selezionati da un gruppo di un centinaio di segnalazioni pervenute da Caritas, Uepe, Usm, Ufficio percorsi personalizzati della Provincia, Città dei Mestieri, Comunità Murialdo – hanno vissuto un’esperienza formativa e lavorativa reale: le competenze sono state prima valorizzate, attraverso il matching di ogni singola persona con il percorso formativo a lui più congeniale tra i 3 in programma; quindi accresciute, attraverso le ore di formazione; infine sperimentate, con il lavoro diretto e retribuito.

I soggetti promotori - Caritas Tarvisina, Provincia di Treviso e Comunità Murialdo – hanno agito in sinergia per coordinare le fasi del progetto: dalla ricerca e selezione delle aziende disposte a ospitare gli stage, all’attivazione dei percorsi formativi, senza mai tralasciare il sostegno alle persone. “Attiviamoci è un progetto nato non per dare risposte assistenziali, ma veri strumenti attivi alle persone per la ricerca di un lavoro reale. La crisi che sta sconvolgendo il nostro territorio ha bisogno di risposte concrete, per cui è d’obbligo svegliarsi e attivarsi sia in prima persona che in rete per raggiungere obiettivi concreti.” spiega don Davide Schiavon, direttore della Caritas Tarvisina. 

“Farsi carico dei bisogni delle persone può rallentare il percorso ma sicuramente lo umanizza: i risultati parlano chiaro, in termini di integrazione e di soddisfazione dei partecipanti.” dice Andrea Sartori, educatore Comunità Murialdo. Dello stesso parere anche Nicola Trevisin, imprenditore agricolo professionale, co-titolare  e legale rappresentante della Biofattoria Murialdo: “I percorsi esperenziali danno un valore aggiunto alla già di per sé ricca esperienza lavorativa perché nel fare a contatto con la natura viva si acquisiscono saperi e sensibilità che vanno al di là della semplice esecuzione di una mansione. Tutto ciò comporta una crescita valoriale e culturale indispensabile al cambiamento”


 

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