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Parte del materiale sequestrato

Parte del materiale sequestrato

Reclutavano e facevano prostituire giovani romene: cinque arresti

La squadra mobile ha sgominato una banda di criminali che sfruttava ragazze straniere. Le indagini dopo la denuncia di una delle vittime

PREGANZIOL Tutto è cominciato quando una delle ragazze ha deciso di rivolgersi alla polizia. Era stanca di vedere altre giovani vendere il loro corpo lungo il Terraglio e la Pontebbana. Così, grazie alla sua denuncia gli uomini della squadra mobile della Questura di Treviso sono riusciti a sgominare una banda di criminali che si dedicava al favoreggiamento e allo sfruttamento della prostituzione in provincia di Treviso.

Cinque le persone arrestate, ritenute coinvolte nell’associazione per delinquere che reclutava e sfruttava ragazze di origini romene, e due indagati latitanti. È questo il risultato dell’operazione della polizia che ha avviato le indagini lo scorso febbraio, proprio grazie alla segnalazione di una delle giovani vittime finite nella rete di due fratelli albanesi e due loro cugini che, collaborando con una ragazza romena e due italiani, tenevano le fila dell’organizzazione.

I ruoli erano ben divisi tra ognuno e andavano dal reclutamento fino alla gestione delle ragazze. Gli investigatori hanno effettuato anche 16 perquisizioni all’interno di appartamenti, abitazioni e alberghi della zona in cui le giovani si prostituivano.

AGGIORNAMENTO 

Sono sette le persone coinvolte nell'associazione a delinquere finalizzata alla prostituzione scoperta dalla polizia di Stato di Treviso. Nello specifico si tratta di cinque stranieri con precedenti alle spalle e due soggetti italiani che ora si trovano agli arresti domiciliari. A capo della banda era presente G.E., 38enne boss albanese molto conosciuto nell'ambiente in quanto considerato uno dei "re" dello sfruttamento delle ragazze tra il trevigiano e il veneziano (soprattutto Mestre) ormai da una decina danni, tanto da risultare pluripregiudicato a causa di diverse condanne emanate negli anni dal Tribunale di Venezia, l'ultima nel 2013 che gli impediva tra le altre cose anche di risiedere sul nostro territorio. Purtroppo però l'uomo risulta ad oggi ancora latitante. Al suo fianco però, in una sorta di gerarchia organizzativa, erano anche presenti il fratello 24enne G.E. e due loro cugini rispettivamente di 27 e 23 anni, oltre ad una giovane 22enne dalla Romania. A chiudere poi il cerchio i due cittadini italiani, residenti nel trevigiano e utilizzati dalla banda come autisti o persone addette alla riscossione del denaro e alla segnalazione delle volanti delle forze dell'ordine.

A caratterizzare il gruppo era il fatto di gestire contemporaneamente un parco di 15-20 ragazze romene tutte tra i 19 e i 25 anni, costrette a prostituirsi tra Mogliano Veneto, Preganziol e la Pontebbana dove erano loro consegnate precise postazioni dal costo di 250 euro mensili. A segnalare però i traffici illeciti di persone e denaro del gruppo è stata nel mese di febbraio una donna sui quaranta anni che, esasperata  dalle continue vessazioni dell'organizzazione, ha denunciato il tutto alle autorità con grande coraggio. A quel punto, una volta messa in moto la macchina investigativa attraverso pedinamenti e controlli vari, la polizia di Stato è riuscita ad individuare ogni singolo soggetto appartenente alla cellula criminosa e tra la notte di lunedì e le prime ore di martedì sono scattate per tutti loro le manette, ad esclusione del 23enne G.G. che si trova già incarcerato in Germania per simili reati e che nelle prossime settimane verrà estradato in territorio italiano. Latitante invece il boss G.E.: l'uomo infatti, dopo aver perseguitato per mesi la donna, poi risultata essere la sua ex compagna, con minacce e violenze di ogni genere a causa della denuncia perpetrata nei suoi confronti, ha preferito probabilmente lasciare la Marca e trovare rifugio presso conoscenti. Ritrovato invece a Istrana, presso un campo di giostrai con cui da tempo intratteneva rapporti, il 27enne G.P. 

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