Barzan libero, la Procura tira dritto: «Smontata la credibilià della ragazza»

Il Procuratore Capo Michele Dalla Costa difende le risultanze delle indagini, basate sulle dichiarazioni della ragazza che aveva trascorso la sera del 7 giugno insieme al 21enne

Christian Barzan, foto da Facebook

«Per quanto mi riguarda l'impianto accusatorio rimane quello che è. Resto convinto che la custodia cautelare in carcere fosse una misura necessaria e ora valuteremo se ricorrere al Tribunale del Riesame». La Procura tira insomma dritto. Il giorno dopo l'ordinanza del gip Angelo Mascolo che ha revocato la custodia in carcere di Christian Barzan, il 22enne accusato di essersi lanciato volontariamente contro la macchina guidata da Giuseppina Lo Brutto per uccidere la ex fidanzata e uccidere sé stesso, il Procuratore Capo Michele Dalla Costa difende le risultanze delle indagini, basate sulle dichiarazioni della ragazza 21enne che aveva trascorso la sera del 7 giugno insieme a Barzan.

«Le parole di lei - spiega Dalla Costa - trovano riscontri nelle dichiarazioni di alcuni amici sentiti dagli inquirenti. In più ci sono nuovi elementi abbiamo presentato al gip quando è stato dato parere sfavorevole alla richiesta della difesa di revoca della misura. Ma evidente che non sono stati valutati». Nell'ordinanza di revoca Mascolo smonta la credibilità della ragazza, che ha accusato Christian anche di violenza sessuale e stalking. «Lei in realtà - è la tesi del gip - stava cercando di tenere in piedi il rapporto». A confermarlo sarebbero i messaggi che la giovane ha inviato a Barzan tra il 10 e il 16 maggio, tra cui uno in cui dice: «Non posso resisterti». «Ma a volte -spiega Dalla Costa- le donne vittime di stalking sembrano accondiscendere al loro persecutore solo per evitare guai peggiori». Come nel caso del presunto stupro. «Ho accettato quel rapporto perché avevo paura di dire di no»: ha raccontato la 21enne agli investigatori.

«Per noi questa è una violenza sessuale -ha detto Dalla Costa- è evidente che il rapporto non era consensuale ma legato a minacce e pressioni». Ma il gip invece considera quello che è successo in maniera diversa partendo da un un dettaglio fornito dall'avvocato difensore Fabio Crea: mentre i due ragazzi fanno sesso lei riceve una telefonata dalla mamma. «Ciao, va tutto bene»: avrebbe detto la ragazza. «Possibile -scrive allora Mascolo- che la madre non abbia colto nella figlia la gravità del momento, visto che stava subendo una violenza?».

Il gip insomma sembra non credere più alla ragazza. Nell'ordinanza scrive si legge infatti: «Tutto l'impianto accusatorio si basa sulle dichiarazioni della giovane. Ma la sua credibilità abbisogna di testimonianze». «Questa decisione -spiega il capo della Procura trevigiana con riferimento al dispositivo che rimette in libertà Barzan- mi stupisce, è un radicale mutamento di prospettiva da parte dello stesso giudice rispetto al provvedimento con cui ha stabilito la custodia cautelare in carcere. Francamente mi sarei sorpreso meno se non avesse accolto la richiesta della Procura di mettere il giovane dietro alle sbarre».

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