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Venerdì, 12 Aprile 2024
Cronaca Quinto di Treviso

Crac della Glenfield, chiesta la perizia psichiatrica per uno degli indagati

Il giudice dell'udienza preliminare Angelo Mascolo ha disposto oggi, 10 marzo, una perizia su Francesco Costa, 57enne di Vibo Valentia uno dei cinque indagati per il fallimento della nota azienda tessile di Quinto. L'uomo, quando firmò la cessione del brand, un'operazione da quasi 8 milioni di euro mai confluiti nelle casse dell'azienda, sarebbe già stato affetto da un disturbo psichico che ne inficierebbe anche la capacità di stare a processo

Quandò firmò la cessione, un'operazione da quasi 8 milioni di euro mai confluiti nelle casse dell'azienda, sarebbe già stato affetto da un disturbo psichico, protattosi per tutti questi anni e che ne inficierebbe anche la capacità di stare a processo. Per questo il giudice dell'udienza preliminare Angelo Mascolo ha disposto oggi, 10 marzo, una perizia su Francesco Costa, 57enne di Vibo Valentia (difeso dall'avvocato Salvatore Scrivo), uno dei cinque indagati - gli altri sono l'amministratore unico Luciana Norcini (difesa da Salvatore Cianciafara), 71enne residente a Gallarate (Milano), Paolo Bertelli (avvocato Roberto Aventi), ex amministratore di fatto, 67enne di Rovigo, e i biellesi Stefano Verzoletto (ex presidente del consiglio di amministrazione, difeso da Alberto Savoini), 56enne, e Paolo Frachey (avvocato Giuseppe Innacone), 57enne ex consigliere delegato - per il crac del famoso marchio Glenfield, azienda storica del settore tessile con sede a Quinto, dichiarata fallita nel 2011.

Secondo i risultati dell’indagine condotta dalla procura e dalla Guardia di Finanza furono loro a orchestrare la cessione dei marchi ad una società terza (la 40 Srl) per 7,8 milioni, mai confluiti nelle casse dell’azienda, a cedere a altre società le partecipazioni di Glenfield per 220 mila euro (anche questi soldi mai confluiti nel conto dell’azienda trevigiana) e a dissipare i conti della società trevigiana incassando cambiali in favore della Glenfield versandole poi chissà dove ed effettuando prelievi dai conti dell’azienda già dichiarata fallita.

Ormai dieci anni fa la Finanza mise in atto un’azione mai vista prima: gli agenti sono partiti da Roma, dove grazie all’autorizzazione del Ministero delle attività produttive e dello sviluppo economico hanno stoppato ogni movimento di mercato relativo al marchio; poi sono passati in Spagna, dove ha sede l'autorità per il mercato europeo ed anche lì hanno chiesto e ottenuto i sigilli sulla griffe; infine sono andati a Ginevra, dove ha sede l’Intellectual Property Organisation, l’ente che gestisce il mercato delle griffe su scala mondiale, dove hanno fatto scattare il blocco. Al passivo aziendale di circa 8 milioni di euro si aggiunge, secondo la Procura di Treviso, il progressivo depauperamento del patrimonio, per una somma complessiva di 17 milioni di euro.

Nel maggio del 2010 la società (che quell'anno non presentò peraltro la dichiarazione dei redditi) da srl divenne sas: in quell'occasione venne formalizzata la cessione del marchio e di altre quote azionarie, tra cui 300mila euro e quote della "Glenfield Deutschland". Una cessione che sarebbe stata però soltanto fittizia: nella procedura di liquidazione il marchio venne venduto a una ditta lombarda e i soldi non sarebbero stati sborsati né incassati. Glenfield poi divenne di proprietà di una società milanese, la "Teco srl", la cui controllante, la "40 srl" altri non era che una società testa di legno, la cui amministratrice risultava anche al vertice della precedente azienda fallita. L'esito della perizia su Costa è atteso il prossimo 28 giugno.
 

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