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Martedì, 30 Novembre 2021
Cronaca Quinto di Treviso

Avrebbe esportato materiale negli Usa per non pagare i creditori, 62enne alla sbarra

Mariano Moro, un 62enne di Preganziol, deve rispondere di bancarotta per distrazione e documentale in relazione al fallimento della Stainless Industrial Technologies di Quinto

Una bancarotta fraudolenta per distrazione e documentale. E' questo di cui deve rispondere Mariano Moro, un 62enne di Preganziol, in relazione al fallimento della sua srl, la "Stainless Industrial Technologies", con sede a Quinto di Treviso, che aveva portato i libri in Tribunale a Treviso il 6 marzo del 2013.

L'uomo, difeso dall'avvocato Guido Galletti, risultava essere stato l'amministratore di fatto dell'azienda e per sfuggire ai creditori al momento del fallimento avrebbe, secondo quanto verificato dalla Guardia di Finanza, fraudolentemente esportato negli Stati Uniti circa 60 mila euro di beni, tra saldatrici al plasma, idropulitrici e smerigliatrici. Inoltre  avrebbe ceduto, poco prima del fallimento, materia prime e scarti della produzione della ditta, che si occupava di realizzare serbatoi per il stoccaggio, senza riceverne il pagamento che sarebbe dovuto entrare nel patrimonio aziendale.

Per giunta Mariano avrebbe tenuto i libri e le altre scritture contabili per due anni circa, dal 2011 alla declatoria del fallimento, in maniera tale da rendere impossibile la ricostruzione effettiva del patrimonio e dell'intero giro d'affari. L'uomo, che non è nuovo a fatti del genere, è comparso davanti al collegio dei giudici, che hanno rimandato l'udienza al prossimo autunno.

L'avvocato Guido Galletti ha precisato in una nota: «Il mio assistito ha rilevato la sua assoluta estraneità ai fatti contestati, significando come all’epoca delle condotte oggetto di imputazione si trovata all’estero per motivi di lavoro e la società era, a sua totale insaputa in ordine all’an, gestita da altro soggetto che, già coindagato con Moro, ha definito la sua posizione processuale con applicazione di penale. Diversamente dall’amministratore “di fatto” – in questi termini la Procura della Repubblica ha infatti espressamente indicato la qualifica del predetto soggetto – il signor Moro ha preferito optare per il processo ordinario, certo che il dibattimento consentirà di accertare la sua niuna responsabilità sia sotto il profilo della condotta distrattiva di beni strumentali e residui ferrosi, sia sotto quella documentale, data la sua completa inconsapevolezza rispetto alle modalità di gestione anche contabile della società nel periodo coincidente con una sua permanenza negli USA per motivi di lavoro».

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