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Sabato, 21 Maggio 2022
Cronaca Asolo

Colata di cemento su Asolo, una petizione contro lo scempio

L'associazione Italia Nostra ha avviato una raccolta firme per chiedere al ministro Bray di salvare il borgo dal Pat che il Comune si appresta ad approvare

L'associazione Italia Nostra si mobilità per fermare la colata di un milione di metri cubi di cemento che rischia di invadere Asolo.

E' stata avviata una raccolta firme, che conta già 500 adesioni, per chiedere al ministro per i Beni Culturali Massimo Bray di salvare il borgo, "per l'amore e il rispetto della città di Asolo".

Entro l'anno l'amministrazione comunale si appresta ad approvare il piano di assetto del territorio, che prevede un milione di metri cubi di edificato, tra edilizia residenziale e nuovi capannoni. Progetto criticato anche dalla stampa internazionale, come dall'inglese "The Guardian".

Nei giorni scorsi Italia Nostra ha incontrato il sindaco della città, Loredana Baldisser, ottenendo "risposte molto vaghe", e raccolto e depositato al comune 496 firme contro il Pat.

Lo scorso 5 maggio la sezione di Asolo dell'associazione ha anche inviato una lettera al ministro Bray, chiedendogli di occuparsi di Asolo, "una delle città più belle d'Italia, conosciuta ed ammirata dal mondo intero", chiedendo "un'inversione di rotta, riformulando totalmente la stesura del presente Piano di Assetto del Territorio, battendosi con coraggio e proponendo nuove idee, nuovi modelli di sviluppo, senza altro consumo di suolo per diffuse colate di cemento".

La lettera è stata mandata anche al governatore del Veneto Luca Zaia, al presidente della Provincia Leonardo Muraro, alla Sovrintendenza di Venezia e, ovviamente, al Sindaco di Asolo. Ma finora la missiva non ha trovato risposta.

Per Italia Nostra si tratta di un "piano scellerato, che prevede l'ampliamento della zona industriale e produttiva spalmata nell'arco di un ventennio in zone verdi ancora intatte e dove sono presenti risorgive e terreni agricoli", un piano "dove è assente la riqualificazione di capannoni dismessi, che non prevede nessun intervento di restauro di case o rustici di un certo valore storico-artistico, ma solo ulteriore consumo e spreco di campi, suolo e territorio".

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