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Indipendenza, Muraro: "Come Braveheart Chiediamo Libertà"

Lo ha detto Leonardo Muraro, presidente della Provincia di Treviso, intervenuto sul referendum in Veneto per l’indipendenza

“La volontà di indipendenza è nel DNA dei Veneti! Basta pensare che solo la Provincia di Treviso ancora nel 1999 aveva raccolto oltre 64mila firme per rendere Treviso autonoma. La Repubblica della Serenissima e di conseguenza il Popolo Veneto vantano una storia millenaria: esempio già in passato di modernità amministrativa, potenza leader del mondo per circa 5 secoli”. Lo ha detto Leonardo Muraro, presidente della Provincia di Treviso, intervenuto lunedì  sera ad introdurre l’Odg sul referendum in Veneto per l’indipendenza- approvato con 16 voti a favore, 8 contrari e 2 astenuti. “E il plebiscito del 1866 fu un chiaro raggiro al popolo Veneto, che non fu consultato democraticamente ma ‘inglobato’ per chiari fini economici.  Ma da sempre, trasversalmente, i Veneti hanno chiaramente espresso la volontà di ottenere maggiore indipendenza nella gestione delle proprie risorse rispetto a uno Stato centralista che non sembra voler correggere ‘trattamenti’ e favoritismi consolidati. L’ordine del giorno provinciale, comunque, è un passo indietro: chiede di poter istituire un referendum per permettere ai Veneti di esprimere un parere. Principio democratico, alla base della nostra Costituzione. Eppure c’è chi vuole negare questo diritto, sebbene le Istituzioni e le Leggi siano strumenti umani che nascono e muoiono nel tempo e giustificano la loro esistenza solo in funzione delle mutevoli esigenze della Collettività che esercitano così la loro sovranità – spiega Muraro – Anche se solo a novembre di quest’anno la UE ha ‘giudicato ammissibile la richiesta di sostegno al referendum’ in Veneto per l’indipendenza. Principio legittimo il nostro chiedere per rompere finalmente quelle catene economiche e finanziarie imposte dai patti di stabilità agli enti territoriali periferici, e quindi poter avere la necessaria capacità di monitorare in modo snello e flessibile le diverse mutazioni territoriali delle attività produttive nel contesto globale”.

E continua Muraro, “Affermato nella Carta Atlantica del 1941 e nella Carta delle Nazioni Unite del ’46, il principio di autodeterminazione dei popoli è ribadito anche nella Dichiarazione dell’Assemblea generale sull’indipendenza dei popoli coloniali del ’60, nei Patti sui diritti civili e politici e sui diritti economici, sociali e culturali del ’66, nella Dichiarazione di principi sulle relazioni amichevoli tra Stati, adottata dall’Assemblea generale nel 1970, che raccomanda agli Stati membri dell’ONU di ‘astenersi da azioni di forza volte a contrastare la realizzazione del principio di autodeterminazione e riconosce ai popoli il diritto di resistere, anche con il sostegno di altri Stati e delle Nazioni Unite, ad atti di violenza che possano precluderne l’attuazione’”.

In conclusione, Muraro ribadisce che “quello che noi Veneti vorremmo ottenere con l’indipendenza è un trasferimento amministrativo spinto, unito a una progressiva diminuzione delle catene decisionali. Il cittadino avrà così la possibilità di avere sempre degli interlocutori certi e di non vedersi la vita complicata da trafile burocratiche perlopiù inutili. In sostanza, sarà ben chiaro “chi fa cosa”. Guardiamo a quei popoli che per secoli hanno combattuto per il principio di indipendenza e libertà: la Catalogna ad esempio, o la Scozia, oggi hanno ottenuto l’opportunità di decidere! E non dimentichiamoci di Cechi e Slovacchi, che pacificamente e simultaneamente hanno sancito la fine della Cecoslovacchia e dato vita alle proprie rispettive repubbliche, nel pieno principio di autodeterminazione dei popoli. La stessa che chiediamo ora noi come trevigiani e veneti”.

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