Regista arrestato per violenza sessuale: una trevigiana tra le attrici molestate

Il blitz dei carabinieri di Roma ha portato all'arresto del 40enne C.M. Otto le vittime accertate finora tra cui una ragazza residente in provincia di Treviso in cerca di lavoro

Un annuncio per un film. Una opportunità di lavoro per giovani attrice durante il periodo della quarantena da coronavirus che ha bloccato l'Itaila. Insomma, una potenziale buona occasione in un momento delicato per una serie di giovani aspiranti attrici tra i 15 e i 30 anni. Questa la fascia di età richiesta per partecipare alle riprese del film 'Miele amaro' che, come si leggeva dall'annuncio, si sarebbe dovuto girare nel Lazio tra gennaio e aprile 2020.

Un annuncio di lavoro che però si è rilevata un'esca per 8 giovani ragazze abusate, tra cui una giovane trevigiana, dal sedicente regista, un 40enne. L'uomo, dopo una indagine coordinata Procura della Repubblica di Roma, è stato arrestato dai carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia dei Parioli. L'ordinanza della misura della custodia cautelare in carcere è stata emessa dal Gip su richiesta del Gruppo specializzato contro la violenza. Il regista è accusato di violenza sessuale. "Vi preghiamo di candidarvi solo ed esclusivamente se avete le caratteristiche richieste, inviare una candidatura non idonea alla selezione è inutile poiché verrete cestinati", si leggeva nel documento scritto in grassetto e sottolineato come a voler ribadire la serietà del casting. Le ragazze, attratte dalla possibilità del lavoro, hanno inviato curriculum, foto e dati anagrafici alla mail scritta sull'annuncio. Quindi il primo (finto) colloquio e poi il secondo, quello che trasformava il sogno in un incubo.

Le denunce della giovani attrici

L'indagine trae origine proprio da una serie di denunce presentate dalle giovani aspiranti attrici vittime di violenza a sfondo sessuale tra febbraio e luglio 2020. Secondo quanto emerso, nel corso dei provini, le vittime venivano invitate ad un primo incontro organizzato presso sedi–uffici presi in affitto ad hoc con la finalità di accattivare la loro fiducia e di rendere la prospettiva di poter aspirare ad una parte nel film quanto più realistica possibile. Successivamente, il regista organizzava un secondo incontro. Questa volta senza indicare alle vittime l'indirizzo preciso del luogo di appuntamento, ma fissandolo nei pressi di fermate della metropolitana, nella maggior parte dei casi in piazza Annibaliano e piazza Bologna. Qui prendeva le sue vittime accompagnandole in appartamenti all'interno dei quali abusava di loro.

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Il finto provino e la violenza sessuale

Nello specifico, il sedicente regista sottoponeva alle aspiranti attrici parti di un copione di film, il tutto per avere una parte del fantomatico  'Miele amaro'. Chiedeva loro di interpretare con lui la parte e poi approfittava della situazione per compiere abusi. Non solo, in alcune occasioni, secondo quanto emerso, aveva anche chiuso la vittima all'interno dell'appartamento mentre in un episodio ha compiuto una violenza sessuale completa. Gli abusi sono stati consumati anche in piena emergenza Covid-19, tanto che l'indagato ha continuato ad avere contatti con le vittime prospettando partecipazioni a casting di nuovi film, che ha ripreso a fare appena terminato il lockdown. Dalle indagini dei carabinieri è infatti emerso come il regista 40enne, per raggiungere il proprio obbiettivo di compiere abusi, inducesse giovani attrici a credere che compiere gli atti sessuali da lui richiesti costituissero dimostrazione delle loro capacità artistiche e che il rifiuto sarebbe stato indicativo della loro inidoneità alla recitazione. Raccolte le prove, il Gip ha disposto la carcerazione dell'uomo.

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