Cronaca

Delegato sindacale messo in cassa integrazione da Replay, la Cisl: "Fatto grave"

Gianni Boato (Femca): "Il dipendente ha ricevuto senza preavviso una lettera in cui gli si annunciava l'ingresso immediato in cassa integrazione straordinaria, condizione che può far presumere il futuro licenziamento"

TREVISO Messo in cassa integrazione straordinaria senza legittimo motivo e a ristrutturazione aziendale conclusa. E' quanto accaduto venerdì scorso a un delegato sindacale della Femca Cisl Belluno Treviso in Replay. Il dipendente ha ricevuto senza preavviso una lettera in cui gli si annunciava l'ingresso immediato in cassa integrazione straordinaria, condizione che può far presumere il futuro licenziamento del lavoratore. “Un fatto grave e discriminatorio sia nelle modalità che nella sostanza - accusa Gianni Boato della segreteria Femca Cisl Belluno Treviso -. Oggi abbiamo inviato alla direzione di Fashion Box una lettera per impugnare il provvedimento, chiedendone il ritiro immediato e il rientro del nostro delegato nel suo posto di lavoro”.

Boato ricostruisce con precisione quanto accaduto nella giornata di venerdì. “Il nostro delegato era stato convocato con tutta la Rsu per l’annuncio di una nuova figura in azienda in sostituzione di un dirigente uscito da poco e che si occupava delle relazioni sindacali. Al termine della riunione il rappresentante aziendale, un consulente esterno, ha chiesto al delegato Femca di fermarsi per poter parlare. Quando tutti sono usciti dalla sala gli è stata consegnata una lettera dove veniva informato di essere collocato in cassa integrazione straordinaria”.

Il fatto, per la Femca, è grave perché la Rsu aziendale unitamente al sindacato aveva incontrato l’azienda a fine anno ed era stato annunciato che la ristrutturazione avviata a marzo 2016 con un accordo di cassa straordinaria che si chiuderà il 30 aprile, contratti di solidarietà e incentivazioni, si poteva dire conclusa. L'annuncio era stato confermato anche successivamente nel corso di un'assemblea dei lavoratori, e Fashion Box - cui fa capo il marchio Replay - aveva inoltre dato la disponibilità a incontrare Rsu e sindacati nei primi mesi dell’anno per fare un punto sulla situazione finanziaria e sui progetti futuri e le strategie per il 2017.

“Il fatto - attacca Boato - è un atto violento e discriminatorio sia nelle modalità che nella sostanza. Nella modalità perché il lavoratore ha ricevuto e-mail di lavoro per tutta la giornata di venerdì fino a poco prima di essere contattato, ed è da sempre un riferimento nell’ufficio in cui opera, dove non solo svolge il suo lavoro, ma deve interagire anche con altri colleghi spesso trovandosi in situazioni di lavoro supplementare, condizione che dunque non giustifica la messa in cassa integrazione straordinaria”. Ma, secondo la Femca, c'è di più. “Il delegato, assunto nell’era Buziol, negli anni di enorme crescita e consolidamento di Replay, ha competenze storico-organizzative che probabilmente mal si conciliano con l'attuale dirigenza che, anziché ragionare in termini aziendali, tende ad garantire un sistema che non fa il bene dell’azienda. Avendo il delegato chiaramente esplicitato certe criticità, riteniamo sia vittima di una discriminazione”.

“Oggi - conclude il segretario Femca - abbiamo inviato alla direzione di Fashion Box una lettera che chiede il ritiro immediato del provvedimento e il rientro del nostro delegato nel suo posto di lavoro. Auspichiamo anche un confronto diretto fra la proprietà e il lavoratore, che ha sempre dimostrato un enorme senso di appartenenza e dedicazione verso Replay, azienda in cui lavora dal 1994”.

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