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Venerdì, 9 Dicembre 2022
Cronaca Resana

Calma la sua cagnetta vivace con un collare "no bark", 83enne condannato

L'uomo, residente a Resana, avrebbe acquistato il dispositivo ignorando che si tratta di una articolo illegale nel nostro Paese

Una cagnetta troppo vivace, le minacce del vicino, un congegno che avrebbe potuto risolvere il problema. Ma il protagonista di questa storia, 83enne di Resana, non sapeva che il collare che aveva acquistato presso il Consorzio Agrario era in realtà illegale. Sorpreso durante una passeggiata da un amante degli animali con il cane che vestiva l'apparecchio, è stato oggetto di una visita mirata della guardie zoologiche che lo hanno denunciato per detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura e produttive di gravi sofferenze. Oggi, 4 novembre, l'uomo, difeso dall'avvocato Sabrina Dei Rossi, è stato condannato in primo grado ad una ammenda di 4 mila euro. La pena, in ogni caso, è stata sospesa in ragione del riconoscimento delle attenuanti generiche.

La storia, accaduta nel febbraio del 2018, è in realtà più complicata. L'83enne aveva acquistato il cane, un bell'esemplare di segugio, che crescendo aveva però manifestato una certa vivacità, che manifestava abbaiando sempre, anche quando era contenta. Ma questo aveva infastidito i vicini: uno, in particolare, aveva anche minacciato di sparare alla cagna se il baccano non fosse cessato.

Andato al Consorzio Agrario per acquistare del cibo per i maiali che aveva nella sua azienda, l'uomo aveva notato in esposizione un collare modello no bark: in sostanza si tratta di un congegno che, tramite un telecomando, invia una scossa elettrica quando il cane abbaia e dovrebbe nelle intenzioni prevenire il rumore. Quello che però l'agricoltore di Resana non sapeva - ma di cui i gestori del Consorzio avrebbero dovuto essere a conoscenza, tanto che il collare aveva il numero di matricola abraso - è che il dispositivo è illegale nel nostro Paese. Passato diversi mesi l'anziano sarebbe stato visto in passeggiata con il cane che aveva il collare da una persona molto nota nella zona per essere un difensore dei diritti degli animali. L'uomo avrebbe poi chiesto ad un vicino di fotografare il cane e avrebbe fornito le prove alle guardie zoologiche, che dopo poco sono intervenute.

Gli ufficiali hanno sequestrato il collare e predisposto una perizia, dalla quale è scaturito che era funzionante. All'83enne era stato fatto recapitare un decreto penale di condanna di 3 mila euro, a cui si è opposto. In sede di processo il pubblico ministero aveva negato il patteggiamento la concessione delle attenuanti generiche, che gli sono state invece riconosciute dal giudice, che ha anche ridotto la pena di due mila euro rispetto a quanto chiesto dall'accusa.   

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