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Conegliano-Susegana, il restauro del ponte Romano è realtà

Lavori di riqualificazione e un percorso ciclopedonale immerso nella natura di 500 metri grazie a un contributo regionale di 140mila euro

CONEGLIANO Il restauro del ponte romano di parè, tra Conegliano e Susegana, diventa realtà grazie a un contributo regionale a fondo perduto di 140 mila euro, con l’integrazione di una cifra pari a 38mila euro da parte dei due Comuni. Non solo un intervento di riqualificazione, ma spunterà anche un percorso ciclopedonale di 500 metri immerso nella natura, a due passi dal centro urbano. I lavori partiranno entro l’anno.

Oggetto di intervento è il contesto paesaggistico di percorrenza dell’antica viabilità pedecollinare, nel tratto tra Conegliano e Susegana, denominata da fonti storiche “postoyma” (1294) o “Postumia alta”, e in particolare il manufatto di superamento del torrente Crevada indicato in cartografia CTR 1984 come P.te Romano e IGM 1963 come P.te Vecchio, posto allo sbocco vallivo del corso del torrente Crevada (appena a valle dell’immissione del torrente Valbona), tra i sistemi collinari di Conegliano e Susegana, affacciati sull’alta pianura trevigiana in sinistra Piave. L’intervento che si propone fa parte di un progetto più ampio di cui costituisce il primo stralcio, finalizzato a dare immediata risposta alle urgenti necessità di conservazione e sopravvivenza stessa del manufatto, e risponde agli obbiettivi del bando essendo componente originario primario, storicamente documentato, ed elemento centrale nelle interrelazioni con i caratteri ambientali presenti.  Con la conservazione della qualità architettonica e paesaggistica del singolo manufatto si potrà pertanto procedere a riattivare il rapporto funzionale storico con il territorio aperto, nella sua forma di paesaggio fluviale attraversato da una direttrice storica di percorrenza umana.

Gli interventi sono stati previsti in coerenza con gli indirizzi e le direttive urbanistiche di livello comunale e sovraordinato, sulla base delle prescrizioni e in relazione alla capacità di tali piani o progetti di incidere positivamente e in maniera significativa sulla qualità del paesaggio. Il manufatto con le sue estese rampe di salita era ancora fino agli anni ’60 isolato nell’aperto paesaggio agro-fluviale ed è stato successivamente compromesso nella sua dimensione percettiva da linee elettriche, insediamenti produttivi e di servizio alla persona, posti lateralmente alle arginature a sud del ponte, verso la viabilità intercomunale secondaria di Via dei Colli /Via Einaudi.  Inoltre, incredibilmente salvo dalle distruzioni a tappeto di ponti del 1917 e quindi pesantemente utilizzato fino alla ricostruzione del ponte sul Crevada lungo la statale Pontebbana, è rimasto per quasi settant’anni abbandonato a se stesso, ma pur sempre utilizzato per il passaggio veicolare, e ha continuamente subito, salvo che per un breve periodo tra il 1988 e il 1993 grazie all’interessamento e all’intervento di taglio delle piante infestanti dei volontari del locale circolo di Legambiente Susegana-Conegliano, il degrado causato dal mancato governo e controllo della vegetazione spontanea sul manufatto stesso e anche sulle proprietà vicinanti, da usi impropri come lo scarico di rifiuti con passaggio sul ponte di mezzi pesanti (vietato dal 1988) e dal rialzamento dei terreni a quota arginale (lato Susegana), con il risultato di venir danneggiato e sempre più modificato nel suo contesto originario. 

Dal 2013 la neo costituita Associazione Archeosusegana, operante nel campo dei beni culturali territoriali, ha di fatto “adottato” il ponte mettendo in atto una costante azione di controllo della vegetazione, sul manufatto stesso e nelle immediate vicinanze, e di monitoraggio del suo stato di conservazione. I lavori di costruzione della Bretella di Parè variante della SP. n. 38 “F. Fabbri” iniziati nel 2012 con lo spostamento del metanodotto verso ovest e la cui conclusione è prevista per la primavera del 2015 stanno però compromettendo il superstite paesaggio agrario, compreso tra il corso del torrente Crevada e l’edificato di Parè, e determineranno di fatto l’abbandono o l’urbanizzazione della fascia interclusa residuale verso l’argine sinistro del Crevada, per cui è prevista dalla variante al PRG (avente efficacia dall’11 Febbraio 2013) a monte di Via Crevada l’edificabilità (ZTO “C2.2”) e a valle verso Via Einaudi l’estensione dell’area per attrezzature di interesse comune (ZTO “Fb”) a est degli edifici della Fondazione Bernardi fino alla nuova bretella viaria.

Allo stesso modo, già fortemente alterate dal punto di vista edilizio, le testimonianze di archeologia industriale (opifici a energia idraulica) poco più a monte della confluenza del Valbona, lungo la strada vicinale del Follo, come l’ex Molino Sarzetto e l’ex segheria, già follone da lana, stanno perdendo sempre di più il loro valore paesaggistico e testimoniale residuale assieme alla Roggia del Molino ancora oggi esistente, che li faceva funzionare derivando l’acqua dal Crevada. In tale contesto pur degradato, ma ancora potenzialmente recuperabile in una possibile prospettiva di parco fluviale del Crevada e del Ponte Vecchio, va infine ricordata l’opportunità da sfruttare dell’Itinerario cicloturistico regionale I.4 “Anello del Veneto” (facente parte della Rete Escursionistica Veneta) che oggi percorre la vicina strada secondaria tra Susegana e Conegliano (vie dei Colli e Einaudi) e la possibilità di traslarne il percorso (in alternativa al passaggio sulla rotatoria della nuova S.P. n. 38 e utilizzando il sottopasso ciclopedonale realizzato dalla Provincia di Treviso su Via Crevada), per un tratto significativo e suggestivo sulla storica strada Vecchia Trevigiana, già Postumia Alta, percorsa nel Medioevo dai pellegrini diretti a Roma e astutamente indirizzati da osti-barcaroli al servizio dei Conti Collalto verso i guadi plavensi di Colfosco-Nervesa e di Mandre-Spresiano in alternativa al passo pubblico di Lovadina. 

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