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Lunedì, 3 Ottobre 2022
Cronaca Revine Lago

Tragedia al lago, il "giallo" della bambina sfuggita ai controlli

La Procura si affida all'autopsia per cercare di capire come Mariia Markovetska sia stata inghiottita dal Lago di Revine malgrado i volontari del Grest del Campus San Giuseppe avessero avuto istruzioni di tenersi verso il centro dello specchio per evitare proprio che i bambini andassero dove l'acqua è più alta

Gli operatori del grest  che vigilavano sui bambini che facevano il bagno avrebbero ricevuto indicazioni per portarsi  verso il centro del lago in modo di evitare che i piccoli potessero scivolare dove l'acqua è più alta. E' questa la novità che emerge nell'indagine sulla morte di Mariia Markovetska, la bambina ucraina di 7 anni morta, probabilmente annegata, il 28 luglio scorso.

La Procura di Treviso, che ha disposto l'autopsia che sarà eseguita domani mattina dal patologo Antonello Cirnelli, ha iscritto nel registro degli indagati cinque persone, tutte accusate di omicidio colposo e omessa vigilanza. Si tratta delle due responsabili delle attività del grest del Campus San Giuseppe di Vittorio Veneto, Camilla Rizzardi, 36enne di Revine Lego e Simonetta Da Roch, 55 anni di Vittorio Veneto (la prima aveva lasciato i bambini all'ora di pranzo mentre la seconda era ancora presente sul posto al momento della disgrazia), di Marina Baro, conosciuta come suor Maddalena, la religiosa che opera come la responsabile amministrativa del Campus, e delle due operatrici che stavano vigilando i ragazzini impegnati nella balneazione, Martina Paier, 22enne di Vittorio Veneto, che sorvegliava il gruppo di bambini di cui faceva parte Mariia, e Tiffany De Martin, 21 anni di Fregona. 

«La mia assistita - spiega il difensore della De Martin, l'avvocato Enrico D'Orazio - è uscita prima dall'acqua insieme ai ragazzini che stava vigilando.  Ha accompagnato i piccoli a prendere i soldi si erano portati da casa per la merenda ed è entrata nel bar lì vicino quando è stata raggiunta dalla notizia della scomparsa. Aspetto di leggere le carte per capire a che titolo risulti indagata».

L'autopsia dovrà chiarire innanzitutto le cause della morte, che un primo esame del corpicino avrebbe attribuito all'annegamento dal momento che nei polmoni di Mariia sarebbe stata trovata una grande quantità di acqua. Secondariamente si tratterà di stabilire quanto tempo è passato tra il decesso e il ritrovamento, avvenuto poco lontano dalla riva nella parte del lago in cui la ragazzina si era immersa. Il Campus San Giuseppe ha nominato un proprio perito di parte.
 

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