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Venerdì, 19 Aprile 2024
L'INTERVISTA / Riese Pio X

Tentate violenze a due runner, il legale: «Valutazione psichiatrica superficiale»

Un 28enne di Riese Pio X, a processo, perchè avrebbe tentato di violentare due donne, che sarebbero state poi anche picchiate, lungo il sentiero degli Ezzelini, nel comune di Castello di Godego. La perizia medica dice però che il giovane è parzialmente incapace perché affetto da schizzofrenia, problema che si sarebbe aggravato durante la detenzione in custodia cautelare

F.T. è un ragazzo di 28 anni, residente a Riese Pio X, che sta scontando una pena per  reati di maltrattamenti in famiglia a danni dei genitori, cui avrebbe anche cercato di bruciare la casa. Il giovane, ex promessa del calcio, dalla scorsa estate si trova anche sottoposto alla misura cautelare della custodia in carcere in relazione a delle tentate violenze sessuali e lesione ai danni di due donne, avvenuta sul sentiero degli Ezzelini, a Castello di Godego, nell'agosto del 2022. Una delle vittime era anche finita in ospedale in gravi condizioni per diverse fratture e le botte subite. 

Ma il processo in abbreviato (condizionato ad una produzione documentale medica e a consulenza psichiatrica a carico del giovane) che si sta celebrando a Treviso rischia però di essere sospeso dal giudice a seguito alle conclusioni cui è pervenuto il consulente, che ha rilevato una incapacità di intendere e volere gravemente scemata al momento della commissione dei reati ultimi e che era verosimilmente presente già da prima. Inoltre il ragazzo è incapace di partecipare al processo. La diagnosi in entrambi i casi è una diagnosi di schizofrenia cui il giovane sarebbe risultato portatore. 

«F.T. – spiega il suo difensore, l'avvocato Alessandra Nava - manifesta  ormai da anni un disagio personale che a parere dei genitori non e’ stato adeguatamente valutato dagli operatori che si sono occupati di lui e che hanno invece sottovalutato sintomi che oggi lo psichiatra ha correttamente inquadrato nell’ambito della patologia diagnosticata alla base dei reati commessi dallo stesso prima in ambito familiare e successivamente in ambito sociale».

L’imputato aveva avuto problematiche di tossicodipendenza per le quali era stato in cura al Serd?

«Nel corso della sua adolescenza ha assunto delle droghe ma ha tentato di risolvere i suoi problemi tramite il servizio per le dipendenze; purtroppo la sua volontà di non seguire i trattamenti terapeutici e’ stata interpretata come la mancanza di disponibilità ad un percorso comunitario mentre oggi si è compreso che la ragione del suo negare il percorso andava ricercata nella negazione di un problema ben più grave e che una accurata indagine anamnestica con i genitori, amici e familiari, avrebbe probabilmente svelato per tempo. Oggi siamo davanti ad una situazione gravemente compromessa a causa soprattutto della superficialità con cui è stato valutato a diversi livelli».

Il giovane avrebbe cominciato a sviluppare i sintomi, che per la Nava sono indicativi del suo stato di salute, a partire dalla penultima carcerazione, che era durata oltre un anno e si era conclusa nel 2022. «Il 28enne -spiega il suo legale - ha manifestato deliri, manie persecutorie, difficoltà a convivere con i compagni tanto che è stato ripetutamente spostato di cella e poi anche di carcere. Ed anche con me i discorsi erano sempre più illogici ed addirittura improntati alla chiaroveggenza o a racconti fantastici, con uno scollamento dalla realtà tale che mi aveva indotto a chiedere ripetutamente un consulenza con lo psichiatra che pure in ambito carcerario è possibile anche se non agevole proprio per la tendenza del malato ad aprirsi con gli estranei».

Ritenete quindi che ci siano delle responsabilità a carico degli operatori del carcere o di chi non si è occupato adeguatamente del ragazzo?

«Occorre fare due premesse di fondo: la prima e’ quella per cui le malattie mentali già non sono sempre facilmente e tempestivamente diagnosticabili in ambiente familiare e diventano ardue da affrontare in ambiente ostile come quello penitenziario. In secondo luogo non vi è la possibilità di una valutazione attenta e costante per carenza di personale qualificato e soprattutto non esiste alcuna possibilità di un trattamento terapeutico infra murario»

Quale può essere a questo punto l’esito del processo?

«Lo psichiatra si è pronunciato per una incapacità parziale di intendere e volere e questo, dal punto di vista penale, comporterebbe una riduzione di pena; ma l’aspetto che maggiormente preoccupa è quello della pericolosità sociale patologica, quindi non criminologica legata alla personalità “deviata” del ragazzo ma piuttosto provocata dalla malattia. Questa situazione in Italia purtroppo e’ totalmente a carico della famiglie, che sono già devastate dalla situazione, in quanto il nostro ordinamento prevede che solo i Rems possano accogliere i soggetti prosciolti per totale incapacità di mente mentre quelli parzialmente incapaci sono sballottati fra carcere, trattamenti sanitari obbligatori e comunità (difficili da reperire) che possano considerarsi idonee ad ospitarli».

I genitori dell’imputato di fronte a questa situazione cosa dicono?

«Sono arrabbiati e delusi da un sistema che non si accorge del disagio di un giovane che progressivamente lancia segnali sempre più gravi col suo comportamento e che a causa dell’incapacità degli operatori che se ne sono occupati, che hanno minimizzato dando al malato la responsabilità, non hanno impedito che la patologia si aggravasse a tal punto da mettere seriamente a rischio la vita stessa del proprio figlio e degli altri».

Quali sono i prossimi passi della difesa?

«Mi spiace dire che le doglianze che ho rivolto quantomeno negli ultimi due anni a fronte di un progressivo decadimento fisico e cognitivo del ragazzo, siano state sottovalutate e comunque non si sia potuto intervenire. Mi sarei augurata di sbagliare nel ritenere che fosse ormai in atto una patologia grave nel ragazzo che conosco bene, ma purtroppo così non era. E devo ammettere che come difesa abbiamo le mani legate grazie ad una legislazione disattenta nei confronti del malato di mente e della sua famiglia»

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