Intascava gli investimenti dei clienti, maxi truffa da 4 milioni di euro

A processo un ex funzionario della filiale di Riese Pio X di Veneto Banca, un 60enne che oggi risulta nullatenente. Quando qualcuno gli chiedeva di incassare, lui avrebbe utilizzato i fondi che gli erano stati affidati da nuova clientela per saldare il conto con la vecchia

Soldi veri

Una gigantesca truffa ai danni di almeno una decina di ex clienti di Veneto Banca fruttata dai 4 ai 7 milioni di euro in 30 anni. Il crac della ex popolare questa volta non c'entra: autore del "furto con scasso" ai danni di investimenti in fondi obbligazionari e azionari è infatti l'ex funzionario dell'agenzia di Riese Pio X. R.B., oggi 60enne, che secondo le indagini ancora in corso coordinate dalla Procura di Treviso e condotte dai carabinieri di Riese Pio X dai primi anni '90 al 2017 avrebbe "finto" di utilizzare il denaro della clientela dirottando invece i fondi in conti deposito e titoli intestati a lui. Gran parte di quel bottino sarebbe già stato speso dall'uomo, che ora risulta essere nullatenente.

A far scoppiare il caso le denunce presentate da imprenditori ma anche pensionati, gente che ha visto andare in fumo tutti i risparmi affidati a Veneto Banca e a quel "direttore". La truffa sarebbe iniziata addirittura all'inizio degli anni '90. Quello è il periodo in cui il 60enne assume un ruolo di primo piano nella filiale di Veneto Banca di Riese Pio X e offre a tutti soluzioni di investimento che appaiono ottimali, all'insegna degli ottimi rendimenti. Ma è tutto un trucco. I soldi "cash" che gli imprenditori e i pensionati clienti della sua filiale come anche di coloro che, con un lavoro paziente, avrebbe spostato da altre sedi di Veneto Banca all'agenzia di Riese Pio X non avrebbero infatti mai preso la strada degli investimenti. Non tracciabili, perché "liquidi" sarebbero invece finiti in conti deposito e titoli intestati all'uomo mentre falsi sarebbero stati i documenti contabili di rendiconto. La carta intestata era sì quella di Veneto Banca ma gli estratti conto erano inventati. A quanto si è appurato fino a questo momento il denaro, botte anche da mezzo miliardo di vecchie lire alla volta, non sarebbe peraltro rimasto a maturare interessi per troppo tempo, prendendo invece la via delle tasche dell'uomo, che ne avrebbe speso una buona parte. Quando già a a metà egli anni '90 qualcuno chiede di smobilizzare, lui avrebbe utilizzato i fondi che gli erano stati affidati da nuova clientela per saldare il conto con la vecchia.

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Nel 2017 però scoppia il bubbone: Veneto Banca finisce gambe all'aria, R.B. va in prepensionamento ma non lo dice a nessuno e invece inizia a contraffare la carta intestata di Banca Intesa, a cui la ex popolare montebellunese ha ceduto le attività e i dipendenti, prima utilizzando un timbro falso della filiale di Riese e poi di quella di Mestre dove raccontava a tutti di essere andato a lavorare. Quando sono arrivate richieste di smobilizzo e incasso in seguito alla messa in liquidazione coatta lui non ha più risposto a nessuno. e a quelli che si sono presentati alle filiali di Intesa di Riese prima e poi di Mestre per incassare è stato risposto che non lavorava più.

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