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Martedì, 25 Gennaio 2022
Cronaca Riese Pio X

Sequestro di persona ed estorsione, in tre finiscono condannati

10 anni e 10 mesi complessivamente al  30enne M.M, che ha patteggiato 3 anni e 8 mesi, e al 31enne C.S. e il 33enne G.C., tutti originari della provincia di Lecce, condannati in abbreviato a 3 anni e 6 mesi ciascuno

10 anni e 10 mesi complessivamente. E' una vera stangata quella inflitta dal gup di Treviso Marco Biagetti alle tre persone, tutte originarie della provincia di Lecce, che hanno sequestrato e picchiato i proprietari della Penta Service srl di Riese Pio X e alcuni loro dipendenti. Per quei fatti il 30enne M.M  (difeso dall'avvocato Rossella Martin) ha patteggiato 3 anni e 8 mesi mentre il 31enne C.S. e il 33enne G.C. hanno scelto la strada dell'abbreviato, che li ha portati a una condanna a 3 anni e 6 mesi ciascuno.

Accusati a vario titolo di estorsione, sequestro di persona, furto e lesioni aggravate, i tre pugliesi  si erano presentati presso il capannone nel tardo pomeriggio dell'11 novembre del 2019. Sullo sfondo dissidi relativi al contratto d'affitto di una casa, formalmente in uso a M.M.; gli indagati si erano fatti strada all'interno, dove il 30enne aveva rinchiuso il titolare della Penta Service ed un suo dipendente all'interno di una stanza. Lì, posizionata una scrivania di traverso per bloccare la porta e con gli altri a stare di guardia fuori, M.M aveva distrutto varia attrezzatura e con atteggiamenti minatori, minacce di morte e percosse aveva tenuto i due sequestrati per circa 15 minuti. Poi, una volta usciti, le vittime erano state fatte sedere a terra, insieme all'altro titolare dell'azienda ed un secondo dipendente, tenute in quelle condizioni per circa un'ora.

In quei frangenti, inoltre, avevano fatto firmare, sotto minaccia, ai due proprietari dell'impresa, un documento nel quale rinunciavano ai canoni di affitto dell'appartamento fino al 2022, accampando come scusa un disservizio che aveva provato i locali dell'uso del gas e per il quale era stata offerta la possibilità di ospitarli in albergo. «Dacci 100 mila euro con le scuse» sono state le parole dei tre, che poi fanno solo parzialmente marcia indietro chiedendo 20 mila euro.

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