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La Contessa Onigo

La Contessa Onigo

Risolto il mistero di Villa Onigo: ritrovato il corpo della contessa

Zenobia Teodolinda d'Onigo era stata decapitata nel parco della villa da un dipendente nel 1903, ma mai ne fu ritrovato il corpo

TREVIGNANO - Gian Domenico Mazzoccato, noto scrittore trevigiano, nel 1998 vinceva il premio "Gambrinus Mazzotti - Finestra sulle Venezie" con il libro "Il delitto della contessa Onigo", romanzo dalla straordinaria fortuna di critica e pubblico, una storia che appassionò nuovamente la Marca trevigiana a uno dei misteri più reconditi del nostro territorio. Un fatto di cronaca che ancora oggi nel 2014 ha una risonanza importante nonostante il giallo della contessa Teodolinda d'Onigo risalga al lontano 1903.

La leggenda che aleggiava intorno a Zenobia Teodolinda d'Onigo raccontava di un increscioso episodio avvenuto all'interno del parco di Villa Onigo nel lontano 1903, quando Pietro Bianchet, dipendente della signora, decise di decapitarla di netto con un ascia mentre si trovava a passeggiare con il suo amministartore personale. Si racconta che la donna fosse caratterizzata da egemonia, cupidigia, avarizia, mai una parola o un gesto dolce nei confronti dei suoi dipendenti: un tiranno a tutti gli effetti. Il corpo però non venne mai trovato e Bianchet subì una condanna ad 8 anni e 9 mesi di reclusione.

Le dicerie dell'epoca, i racconti da bar e le voci di corridoio tra le nobili famiglie raccontarono all'epoca di come probabilmente il corpo fosse stato sepolto nel parco della villa, di tutta fretta per evitare sconvenienti indagini e via vai di persone. Molti ritenevano che addirittura la nobildonna fosse stata sepolta con il proprio amato cavallo al di sotto del tempietto che si erge nel bosco della magione a Trevignano, ma mai una lapide o un'iscrizione fu messa per poter dirlo con certezza. 

Questo però fino ad oggi, quando grazie al termine dei lavori di restauro del tempietto di famiglia, si è scoperta la presenza di ben tre bare all'interno della catacomba scoperta. Tre bare con tre corpi, ossia quello decapitato della contessa e quelli di Caterina e Guglielmo d'Onigo, genitori di Zenobia. Subito sono stati allertati gli studiosi per le verifiche del caso, anche perchè la salma di Guglielmo si riteneva erroneamente essere in altro luogo in quanto morto a Milano nel 1866, e successivamente tutto è stato richiuso per permettere alla famiglia il riposo eterno.

Come riporta "la Tribuna", lo stupore per la scoperta è stato veramente indescrivibile tra i lavoratori, soprattutto per l'architetto Fiorenzo Bernardi e Albino Bistacco, presidente delle Opere Pie di Pederobba, incaricati inconsapevolmente di portare alla luce il mistero della figlia illegittima di Guglielmo d'Onigo e di Caterina Jaquillard Onigo. Il monumento verrà inaugurato il 28 giugno con la presenza di un pastore valdese, in memoria della fede religiosa di Jaquillard.

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