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L'odissea di una 72enne di Salgareda, che paga ancora  per la linea internet disdetta 8 anni fa

L'odissea di una 72enne di Salgareda, che paga ancora per la linea internet disdetta 8 anni fa

Paga la Tim per una linea disdetta 8 anni fa, 72enne fa denuncia per stalking

L’incubo di una donna di Salgareda: telefonate, lettere e diffide non sono servite. Alla fine si è decisa a presentare una denuncia penale alla Procura della Repubblica

Quattromila euro per una linea telefonica Tim disdetta 8 anni fa. E' l'odissea affrontata da una 72enne di Salgareda che non solo non riesce a recuperare il denaro indebitamente prelevato  dal suo conto, ma neanche ad uscire dall’incubo di “fattura pazza”. La vicenda è approdata sul tavolo della Procura della Repubblica dove la donna  ha presentato una denuncia per stalking con relativa richiesta non solo di restituzione delle somme indebitamente prelevate per sei anni e mezzo ma anche di risarcimento di tutti i danni morali.

La signora nel lontano 2009 aveva sottoscritto un contratto con Telecom/Tim per il servizio di Alice Casa Internet relativo alla sua utenza telefonica fissa, salvo chiederne la disattivazione con formale raccomandata con ricevuta di ritorno, regolarmente arrivata, il 22 novembre 2013, semplicemente perché aveva deciso di cambiare gestore: uno dei punti fermi della storia è che non ha mai più consumato un solo byte di traffico dalla vecchia connessione. Passano sei anni e mezzo e per puro caso suo figlio si accorge che dal conto corrente della madre vengono regolarmente prelevati mediamente oltre 40 euro al mese. Ci vuole poco per scoprire che si trattava della bolletta che Tim, mediante Rid, ha continuato ad addebitarle per tutto quel periodo nonostante l’utente avesse chiuso il contratto e non usufruisse di alcun servizio

A quel punto la donna si è vista costretta a bloccare il Rid e il 15 aprile 2020, cioè più di un anno fa, ha inviato una nuova disdetta, ma non c’è stato neanche il tempo di valutare come cercare di recuperare la somma prelevatale indebitamente, perché Tim, trovando il conto “bloccato”, ha cominciato a spedirle a casa le fatture: aprile, maggio, giugno, luglio, mese nel quale la donna si è rivolta ai carabinieri che hanno contattato di persona il centro assistenza Tim spiegando la situazione e ottenendo l’impegno da parte dell’operatore a bloccare le richieste di pagamento delle ultime fatture e anche a dare corso al rimborso delle somme incassate negli anni precedenti.

Storia finita? Neanche per sogno, perché nonostante le rassicurazioni fornite la signora ha continuato a ricevere le fatture. A quel punto è stata inviata una formale diffida all’azienda a rimborsare immediatamente alla propria assistita tutti gli importi illegittimamente richiesti e addebitati a decorrere dal 22 novembre 2013 e a interrompere l'invio delle fatture relative ad un servizio disattivato e da allora non più usufruito. E' stato contattato il servizio assistenza clienti Tim per verificare lo stato dell’arte relativo alla diffida e la signora ha aperto svariati  reclami, ma la risposta è sempre la stessa: la pratica è in carico all’ufficio Amministrazione, che non è direttamente contattabile, e che da mesi non fornisce alcun riscontro, in barba alle tempistiche previste dalle condizioni generali di contratto.

Intanto non solo le bollette arrivano puntuali ogni mese: nei giorni scorsi è giunta alla signora anche la raccomandata di una società di recupero crediti che le intima di saldare il debito nei confronti di Tim “per il mancato pagamento delle fatture relative al servizio di telecomunicazioni usufruito”, provvedendo con sollecitudine al versamento di 154,78 euro.

«La verifica svolta - fanno sapere da Tim - ha evidenziato un disallineamento tra la pratica presa in carico dall'ufficio commerciale e il sistema automatico che gestisce i collegamenti. In sostanza quest'ultimo non aveva mai "staccato" la linea e la signora ha continuato a rimanere ufficialmente nostra cliente per tutto questo tempo. Il problema si è evidenziato solo quando, l'anno scorso, la donna ha inviato una una seconda raccomandata nella quale chiedeva spiegazioni per la situazione ma a quel punto il servizio clienti si è trovato di fronte al caso di un persona che, risultando un abbonato, chiedeva la restituzione di una canone che per noi era dovuto. Solo le verifiche successive hanno permesso di evidenziare che in effetti la signora aveva fatto disdetta dal servizio nel 2013. Tim comunque rifonderà per intero la somma indebitamente percepita e fermerà ogni azione relativa ai presunti crediti da recuperare»

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