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Cronaca San Biagio di Callalta

Truffa del bonus facciate, così venivano "agganciati" i finti clienti

Dati carpiti dal modulo per la constatazione amichevole, indirizzi rubati grazie a finte amicizie, carte d'identità consegnate da persone che stavano anche solo pensando di usufruirne: è in questo modo che grazie al piano, che avrebbe avuto come "mente" Giorgio Scarso, 70enne commercialista di Ponte di Piave, venti persone sarebbero riuscite a monetizzare milioni di euro sotto forma di crediti fiscali

Finte ristrutturazioni e, soprattutto, finti clienti, che hanno peraltro tutti detto poi di non avere alcun rapporto rapporto con le aziende. Al centro dello "scandalo" del bonus facciate ci sarebbe un ragionere commercialista trevigiano, Giorgio Scarso, un 70enne che ha lo studio a Ponte di Piave. Insieme a lui, che ieri ha anche subito la perquisizione dello studio e dell'abitazione a San Biagio di Callalta, le menti della truffa sarebbero un catanese e un cittadino nigeriano. Gli altri, circa 18 persone provenienti dai paese balcanici (prevalentemente giovani albanesi e macedoni) sono fuori dai confini del nostro paese e quindi irreperibili.

I sostituti procuratori Giovanni Valmassoi e Valeria Peruzzo, titolari dell'inchiesta portata avanti dalla Guardia di Finanza di Treviso, hanno ascoltato circa 300 di questi "clienti ombra", spari un po' per tutta Italia. Tutti non avevano alcun rapporto con le ditte che si presume abbiano dato vita al meccanismo, anzi qualcuno si sarebbe fatto avanti, nell'autunno del 2021, denunciando di avere dentro il cassetto fiscale crediti per quasi mezzo milione, a fronte di una reddito percepito di qualche decina di migliaia di euro. Soldi di cui, insomma, non avrebbero mai potuto beneficiare per incapienza della loro situazione patrimoniale.

C'è chi è stato agganciato semplicemente perchè si diceva interessato al bonus facciate. «Il lavoro te lo faccio, se mi dai la carta d'identità mando avanti le pratiche per accedere al bonus» avrebbe detto un macedono al titolare di un bar, che poi si è ritrovato il cassetto fiscale svuotato di ben 430 mila euro. A un'altra "vittima" i dati sarebbero stati sottratti dopo una constatazione amichevole per un piccolo incidente. Uno sarebbe invece rimasto incastrato da un conoscente trovato in palestra: dopo qualche tempo l'uomo (sarebbe il nigeriano) lo avrebbe accompagnato a casa, scoprendo così il suo indirizzo e mettendogli in conto 250 mila euro di crediti.

Le corso della perquisizioni avvenute ieri a Giorgio Scarso  sarebbero stati sequestrati documenti e pare anche le apparecchiature elettroniche che aveva a disposizione. L'inchiesta, oggi in mano ai magistrati trevigiani, potrebbe però dividersi in svariati tronconi dal momento che non ci sarebbero i presupposti (dato che la truffa si sarebbe svolta in diverse province) per radicare la competenza presso il Tribunale della Marca.

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