Ex imprenditore diventa schiavo della droga e rapinatore, condannato

Quattro anni di reclusione inflitti ad un 35enne di Carbonera che 14 luglio dello scorso anno aveva messo a segno un colpo ai danni del bar "Borgo Verde" di San Biagio di Callalta

Un'aula di tribunale a Treviso

Ripagare debiti contratti anche per acquistare la droga di cui, dopo il fallimento della sua attività imprenditoriale, era diventato schiavo. Sarebbero queste le ragioni che hanno spinto S.C., un 35enne di Carbonera, a vestire i panni del rapinatore e mettere a segno il 14 luglio dello scorso anno il colpo ai danni del bar "Borgo Verde" di San Biagio di Callalta. L'uomo, difeso dall'avvocato Davide Favotto, ha patteggiato ieri una pena di 4 anni di reclusione per rapina e sequestro di persona. Il 35enne, sotto la minaccia di un pistola giocattolo, era entrato in azione nel pomeriggio dopo aver trascorso parecchio tempo all'interno del locale in attesa che si svuotasse dei clienti. Era uscito per rientrare con il volto coperto da un foulard: poi aveva puntato l'arma giocattolo contro il proprietario del bar facendosi consegnare circa mille e 600 euro, cioè tutto il denaro presente in cassa in quel momento. E per agevolarsi la fuga aveva chiuso il barista dentro al bagno dell'esercizio pubblico.

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A incastrarlo sono state le riprese dei filmati  delle telecamere di videosorveglianza. Successivamente nella sua abitazione erano stati anche ritrovati gli indumenti utilizzati nel corso della rapina. Per la difesa non si tratterebbe di un pericoloso criminale ma di una persona in difficoltà, che dopo il crac della sua attività commerciale si era separato dalla moglie e aveva contratto parecchi debiti, in buona parte denaro utilizzato per acquistare stupefacenti. E che a quel punto aveva perso la lucidità. Il gip ha accolto la richiesta dell'avvocato e ha concesso le attenuanti generiche, togliendo le aggravanti dell'uso dell'arma e del travisamento. Il 35enne, che attualmente è ospite di S. Patrignano dove sta seguendo un percorso di disintossicazione, potrà ora chiedere di essere messo in affidamento nella comunità come alternativa al regime di detenzione carceraria.

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