«Manovra riuscita male, non è vero che volevo andare a sbattere»

Parla e si difende il 35enne accusato dalla fidanzata di aver causato volontariamente un incidente, per fortuna senza gravi conseguenze, il 14 novembre di quest'anno

Vigili del fuoco sulla scena di incidente

«Quella è stata una manovra riuscita male, non è vero che volevo andare a sbattere».  Parla e si difende il 35enne accusato dalla fidanzata di aver causato volontariamente un incidente, per fortuna senza gravi conseguenze, il 14 novembre di quest'anno.

Erano le 19 quando a bordo di una Volvo l'uomo, che aveva un tasso alcolico intorno all'1, è andato a scontrarsi frontalmente, a San Biagio all'altezza dell'incrocio della strada regionale 53 con via Prati,  con una Toyota guidata da una 32enne, rimasta leggermente ferita. La manovra avrebbe visto il guidatore accelerare improvvisamente e tentare un sorpasso che però non è riuscito. Ma il pubblico ministero Anna Andreatta, il magistrato che ha aperto una inchiesta sullo schianto e che ha indagato il 35enne per guida in stato di ebbrezza e lesioni stradali, non può non tenere conto di quanto riferito dalla donna che era a bordo della Volvo. Secondo le sue dichiarazioni infatti lei e il fidanzato stavano litigando e ad un certo punto, nell'effettuare il sorpasso, avrebbe detto «Ti faccio vedere come si muore».

Il pm ha dato incarico, l'altri ieri, ad un consulente per verificare l'intera dinamica dell'incidente. Soprattutto se sul tratto stradale interessato siano presenti o meno segni di frenata che possano corroborare la tesi dell'atto causale, determinato da grave imperizia, oppure il gesto volontario. «Ho pensato - riferisce la donna - che volesse sorpassare ma non aveva innestato la freccia e soprattutto non ha tentato di rientrare. A quel punto mi sono spaventata e ho tentato io di sterzare ma non ci sono riuscito a la macchina ha centrato l'altra vettura che proveniva in senso opposto».

Il legale del 35enne, l'avvocato Davide Favotto, è molto cauto. «Il mio assistito - dice - sostiene la tesi dell'evento accidentale, per quanto i due stessero effettivamente avendo una discussione in auto. A questo punto non ci resta che attendere la perizia del pubblico ministero». Il consulente si è dato 60 giorni per completare l'esame. 
 

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