Cronaca

Incidente di caccia a San Pietro di Feletto. Zanoni: “Nuovi esami e sanzioni più severe"

Il consigliere regionale del PD: "Purtroppo la Regione Veneto oggi dimostra il totale disinteresse per questi fatti, anzi fa di peggio perché rende le sanzioni meno pesanti"

SAN PIETRO DI FELETTO Ieri, a San Pietro di Feletto nelle campagne adiacenti via Valbona, un cacciatore ha esploso un colpo di fucile ferendo accidentalmente due cercatori di funghi. Sul posto sono arrivate due pattuglie dei Carabinieri, due ambulanze e un elicottero. I due feriti trasportati all’ospedale Ca' Foncello per essere curati. I militari, in particolare, hanno interrogato il cacciatore sull'esatta dinamica dell'incidente (ne da notizia oggi La Tribuna di Ttreviso on line).

Torna utile ricordare gli allarmanti dati monitorati dall’Associazione Vittime della Caccia in tema di incidenti di caccia in ambito venatorio in Italia verificatesi nella scorsa stagione venatoria 2016/2016. 90 persone coinvolte con 18 morti e 72 feriti, tra questi i cittadini non cacciatori sono stati 18 con un morto (trattasi di un minore) e 17 feriti (tra i quali ben tre minori feriti).

«È necessario che gli esami per ottenere la licenza di caccia siano molto più severi e puntino sulla sicurezza e sulla capacità di maneggiare le armi – ha dichiarato Andrea Zanoni Consigliere regionale e vice presidente della commissione ambiente - A una certa età, inoltre, la vista e le abilità fisiche calano ed è quindi necessario che i cacciatori si sottopongano a esami psicoattitudinali almeno una volta ogni anno, anziché ogni sei anni come accade ora».

Prima del 1977, la legge non prevedeva la necessità di superare esami per ottenere la licenza di caccia. «Spesso ci troviamo di fronte a dei dilettanti – ha continuato zanoni - che non hanno avuto un addestramento professionale all’uso delle armi e la maggior parte di loro non ha nemmeno superato un esame. Sono troppi i morti e i feriti per incidenti di caccia, anche tra chi non ha nulla a che vedere con l’attività venatoria. Non c’è da stupirsene, visto che la caccia è regolata da norme vecchie e non più adeguate all’alta densità abitativa delle nostre campagne. Bisogna estendere ad almeno un chilometro da case e strade e dagli agricoltori al lavoro il limite minimo di dove è permesso sparare e stabilire un numero chiuso per i cacciatori, perché oggi sono troppi».

Indispensabile anche un inasprimento delle sanzioni, attualmente inadeguate. «Occorre rivedere la normativa e, nel caso di incidenti come quello appena accaduto, procedere all’immediato ritiro della licenza venatoria incentivando anche la vigilanza sul territorio. Nel caso specifico auspico che vengano svolte indagini approfondite dalle Forze dell’Ordine per capire le dinamiche della vicenda e mi auguro che venga revocata definitivamente la licenza a chi ha sparato».

Purtroppo la Regione Veneto oggi dimostra il totale disinteresse per questi fatti, anzi fa di peggio perché rende le sanzioni meno pesanti. Proprio lo scorso 4 ottobre in Terza Commissione è stato approvato il progetto di legge statale n. 17, primo firmatario Berlato, con voti favorevoli di Lega, Lista Zaia, Fratelli d’Italia che depenalizza i reati venatori trasformandoli in semplici sanzioni amministrative. Martedì prossimo 25 ottobre sempre in Terza Commissione verranno invece votati i PDL 182 ed il PDS 18, di iniziativa sempre di Berlato che tra l’altro presiede la commissione e li ha messi come prioritari al punto 1 e 2 dell’odg, che prevedono il primo l’inserimento di una sanzione da 600 a 3600 euro per quei cittadini che turbano e disturbano i cacciatori mentre il secondo addirittura il reato di disturbo dell’attività venatoria, quindi delle norme “forti con i deboli e deboli con i forti”.

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