Alla sbarra per truffe online ma c'è il sospetto di un furto d'identità

F.S., un anconetano 38enne, è a processo a Treviso per la vendita fittizia di uno smartphone. Ma l'imputato si difende: «Il vero truffato sono io»

Da truffato a truffatore. Sarebbe questa la parabola che ha portato  F.S., un anconetano 38enne, a processo a Treviso per una truffa online. 

Il procedimento in corso fa riferimento a fatti che il 38enne avrebbe commesso nell'ottobre del 2014. L'imputato avrebbe messo in vendita su un sito specializzato un smartphone al prezzo di 459 euro. Trovato il compratore sarebbe scattata la trappola: si fa fare due bonifici, uno da 150 e un secondo da 350 euro appoggiati su una carta prepagata PostePay e abbinata ad un conto corrente precedentemente aperto. Poi però fa perdere le proprie le traccie: smette di rispondere al numero di telefono che era stato lasciato e si rende irreperibile, ovviamente senza consegnare la merce come pattuito.

A questo punto scatta la denuncia e F.S si ritrova a processo con l'accusa di essere un truffatore. Fin qui nulla di strano se non fosse che il 38enne di Ancona qualche mese addietro aveva sporto denuncia contro chi lo aveva, a suo dire, a sua volta truffato. L'uomo aveva infatti denunciato di essere stato "fregato" con una inserzione on line in cui veniva messo in vendita un altro telefono cellulare. Il venditore però gli aveva chiesto la fotocopia di un documento di identità e F.S aveva inviato la copia della patente di guida. 

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«La patente - spiega il legale, l'avvocato Marco Furlan - è stata poi effettivamente utilizzata ma c'è un però: la fotografia del mio assistito non corrisponde all'immagine riportata nella fotocopia». 
Un tizio si sarebbe insomma sostituito al 38enne marchigiano e a nome suo avrebbe aperto la posizione dalla quale, indisturbato, avrebbe poi messo segno i "colpi".
 

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