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Kuki Gallman a San Polo di Piave, ospite del premio Gambrinus

Insignita nel novembre 2017 del Premio Honoris Causa nell’ambito del prestigioso concorso letterario per il suo impegno ambientalista in Kenya, la scrittrice di origine trevigiana si racconterà conversando con Franca Tiberto, giornalista e già membro della giuria del Premio

SAN POLO DI PIAVE Insignita nel novembre 2017 del Premio Honoris Causa nell’ambito del prestigioso concorso letterario per il suo impegno ambientalista in Kenya, la scrittrice di origine trevigiana che vive ormai da quarant’anni nella Conservancy di Ol Ari Nyiro (Kenya) sarà al Parco Gambrinus, dove si racconterà conversando con Franca Tiberto, giornalista e già membro della giuria del Premio. La Gallmann, che ha recentemente denunciato il crescente declino del pianeta per l’eccessivo e insostenibile sfruttamento delle risorse, racconterà la sua vita tra il Kenya, dove si batte per la salvaguardia di un ecosistema tra i più ricchi ma anche a rischio al mondo, e la Marca Trevigiana, dove è nata e cresciuta. “Come una efficiente specie di parassiti, la razza umana sta distruggendo le fonti della sua sopravvivenza”: è questo il recente monito di Kuki Gallmann, scrittrice conosciuta in tutto il mondo per il best seller “Sognavo l’Africa”, divenuto un film di Hugues Hudson con Kim Basinger e Vincent Perez (“Sognando l’Africa”, 1998), e instancabile ambientalista che da quarant’anni si batte per difendere l'habitat di Ol Ari Nyiro, l’angolo di in Kenya in cui vive, e le specie animali che lo abitano, che sarà al Parco Gambrinus di San Polo di Piave (Treviso), sabato 24 marzo alle 17.00, ospite del Premio Gambrinus “Giuseppe Mazzotti”.

La Gallmann, che è originaria di Treviso, lo scorso novembre è stata insignita a San Polo di Piave del Premio Honoris Causa nell’ambito del prestigioso riconoscimento dedicato a Giuseppe Mazzotti, intellettuale che si spese per la tutela del paesaggio e del patrimonio culturale della sua terra (ricordato anche come “il salvatore delle ville venete) e che fu grande amico del padre di Kuki, lo scrittore e alpinista Cino Boccazzi. Kuki Gallmann lasciò Treviso all’inizio degli anni Settanta per seguire il marito Paolo Gallmann, esperto di agraria, in Kenya, luogo in cui scelse di trascorrere la propria vita e combattere la propria battaglia di sostenibilità e di conservazione dell'ambiente pensando alle generazioni future. Il grande pubblico la conobbe, in anni più recenti rispetto a Karen Blixen, per un libro altrettanto meraviglioso sul Kenya, “Sognavo l’Africa”. Gallmann è autrice anche di “Notti africane”, “Il colore del vento”, “Elefanti in giardino” e “La notte da leoni” e attraverso la scrittura veicola la lotta intrapresa per garantire la sopravvivenza di specie animali e vegetali autoctone, per lo più in via di estinzione.

A metà degli anni Ottanta, infatti, la scrittrice diede vita alla Gallmann Memorial Foundation, con lo scopo di proteggere l’ambiente naturale, rispettare e conservare le tradizioni locali, alla ricerca di un equilibrio armonioso con le tecniche agrarie innovative. Sede della Gallmann Memorial Foundation è la tenuta di Ol Ari Nyiro, un ranch enorme, quattrocento chilometri quadrati nella contea di Laikipia: si tratta di un’oasi di biodiversità e un polmone verde incontaminato in un’Africa sempre più cementificata, dove crescono moltissime varietà di piante, vivono più di 470 specie di uccelli e molti altri animali, come leoni, scimmie ed elefanti. La Gallmann lo scorso aprile è stata ferita gravemente da tre colpi di arma da fuoco nel suo ranch mentre stava pattugliando il ranch insieme al suo autista: è stata raggiunta da un proiettile sparato, si suppone, da alcuni pastori che hanno invaso la tenuta in cerca di pascoli per i loro animali, colpiti duramente da un periodo di siccità.

Kuki Gallmann sabato 24 marzo a San Polo di Piave dialogando con Franca Tiberto, giornalista e già membro della giuria del Premio, parlerà della sua eccezionale esistenza, delle sue convinzioni e della sua battaglia ambientalista, del mondo che vorrebbe poter consegnare alle nuove generazioni. Recentemente si è espressa sul futuro del pianeta in un articolo su Il Sole 24 Ore, puntando il dito sullo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali, aggravato dalle guerre e dallo sviluppo: “Benché non si sia mai parlato tanto di pace come ora, – ha scritto – conflitti sono già in corso in tutto il pianeta, alimentati da movimenti estremisti delle cui ideologie giovanili disillusi diventano facile preda: di rado però si menziona il costo ambientale delle relative sparatorie, esplosioni, test nucleari, inquinamento di corsi d’acqua. A questo si aggiunge l’impatto del così detto sviluppo”. Il ritorno alla sua terra natia le consentirà anche di ricordare e ritrovare gli insegnamenti del padre e delle personalità che costituivano “la piccola Atene” trevigiana e che frequentavano la sua casa, tra questi Giuseppe Mazzotti. Il ponte tra passato, presente e futuro è rappresentato dal suo ultimo libro, di prossima uscita, del quale darà qualche anticipazione. Sarà l’occasione, inoltre, per ritirare il Premio Honoris Causa conferitole lo scorso novembre dal Premio Gambrinus “Giuseppe Mazzotti”.

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