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Cittadini marocchino a processo per pedofilia

Cittadini marocchino a processo per pedofilia

Gira ad amici video pedoporno, 61enne finisce a processo

L'uomo, un cittadino marocchino, avrebbe inviato attraverso una messaggeria telefonica immagini di bambine di 6 anni costrette a rapporti sessuali. Adesso rischia la revoca del permesso di soggiorno. Cinque altre persone risultano indagate

Quando la Polizia di frontiera lo ha fermato, nella primvera del 2017, è andata praticamente a colpo di sicuro. Una soffiata infatti lo indicava come il "distributore" di video e immagini a contenuto pedofilo, tutte ritraenti bambine di 6-7 anni costrette a  rapporti sessuali con adulti.

E' così che è finito a processo con l'accusa di detenzione e cessione di materiale pedopornografico un cittadino marocchino di 60 anni, che oggi, attraverso il suo legale, l'avvocato Jenny Lopresti, ha chiesto che il procedimento si svolga con il rito  abbreviato. Le posizioni dei 5 uomini che avrebbero ricevuto i video attraverso la messaggeria telefonica Whatsapp sono state stralciate dal fascicolo riguardante il marocchino, che adesso rischia di vedersi revocato il permesso di soggiorno nel nostro paese. Loro verranno giudicati separatamente.

L'indagine ha preso avvio nel 2017 quando l'uomo, che vive a San Vendemmiano, è sposato ed è anche un nonno, si è presentato alle autorità di frontiere a Genova, in procinto di imbarcarsi per il Marocco dove avrebbe dovuto trascorrere un periodo di vacanza. Ma un soffiata lo indicava come il soggetto che aveva girato ai coinque, tutte della zona di S. Vendemmiano, il materiale vietato. Così, ai controlli, la Polizia di Frontiera gli ha sequestrato il telefono cellulare, al cui interno, non ancora cancellati, c'erano i video e le foto e soprattutto i contatti della messaggeria a cui li aveva inviati, indicati tutti secondo degli pseudonomi: "banana Mohamed", "Tarmah", "Robeo, "Carti" e "Said Bar".

«E' stato un invio fatto per superficialità» ha detto il 61enne, ammettendo di avere mandato i files incriminati ricevuti a propria volta da un contatto residene in marrocco. L'udienza è stata rinviata al prossimo 14 maggio per la discussione e la sentenza.
   

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