Bollette astronomiche per servizi non eseguiti, continua la battaglia contro Savno

La Doka di Oderzo si è presentata davanti alla commissione tributaria regionale per opporsi alla procedura di riscossione di quasi 20mila euro di arretrati per l'asporto di rifiuti speciali che l'azienda paga già ad una ditta specializzata

Un mezzo della Savno

Una  guerra alla tariffe Savno avviata nel 2012 e che oggi, venerdì, ha celebrato l'inizio di quella che potrebbe essere l'ultima battaglia. Oggetto del contendere gli aumenti della tassa sui rifiuti, scattati sette anni fa, che secondo artigiani commercianti e esercenti di Salgareda avevano al tempo raggiunto livelli astronomici, botte da migliaia di euro al colpo insostenibili soprattutto in tempi in cui la crisi batteva forte.

Alla fine il numero di contestatori si era allargato ad una quarantina, tra cui numerose aziende che producono solo rifiuti speciali come la Doka di Oderzo, che stamattina si è presentata davanti alla commissione tributaria regionale per la discussione relativa ad un ricorso contro la procedura di riscossione di quasi 20mila euro di arretrati. Doka è rimasta esclusa dall'accordo transattivo tra i ribelli e Savno arrivato dopo che la commissione tributaria provinciale, nell'esaminare le contestazioni alle fatture della società che si occupa della gestione dei rifiuti, si era espressa a favore degli imprenditori solo per la parte relativa all'Iva, stabilendo che l'imposta non era dovuta quando si tratta di una tassa. A questa pronuncia era quindi seguito un accordo a saldo con Savno, che aveva deciso di tagliare i propri crediti della metà.

Doka non ha transato avendo nel frattempo trasferito la propria sede da Salgareda a Oderzo. E quando di recente la società incaricata per la riscossione ha bussato alla sua porta l'azienda, nell'opporsi al pagamento, ha alzato la posta. «Non versiamo un euro per servizi che non ci vengono erogati, produciamo solo rifiuti speciali che facciamo prelevare da una ditta apposita, perché dobbiamo sborsare denaro a Savno?». Il Consorzio dei comuni (Cit) e la stessa Savno, pur riconoscendo che la tassa possa essere un corrispettivo cioè un pagamento per prestazioni, ha però sempre fatto notare come gli importi fossero dovuti non per la parte variabile relativa all'effettivo svuotamento di contenitori e cassonetti ma per quella fissa.

«Inconcepibile -sbotta l'avvocato della Doka Davide Favotto, già legale anche del consorzio Aces- seimila euro a bolletta per la quota fissa è una assurdità». L'azienda peraltro contesta a Savno il fatto di non tenere conto delle pronunce della Corte di Cassazione secondo cui, nel calcolare i metri quadri su cui poi si parametra la quota fissa, tutta la parte degli insediamenti produttivi in cui vengono prodotti rifiuti speciali non può essere soggetta alla Tari, così come le aree che di rifiuti non ne producono proprio. Nel marasma di ricorsi e controricorsi, alcuni molto tecnici e che fanno riferimento anche ai tempi della prescrizione di quelle bollette non pagate, la Doka vuole che venga affermato il principio secondo cui non si paga due volte lo stesso servizio e che comunque non si deve nulla per prestazioni, come quella di asporto rifiuti da parte di Savno, che in effetti non vengono svolte perché affidate ad altri.

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Da parte sua la Savno e il Cit, nel rilevare che i calcoli sulla tariffa fissa dovranno essere ricalibrati dato che le planimetrie degli insediamenti produttivi sono vecchi e potrebbero contenere inesattezze, non molla la presa e vuole quei soldi. La decisione della Commissione Tributaria regionale è attesa entro un mese. Nel frattempo la Doka ha presentato un altro ricorso, questa volta davanti al giudice di pace di Treviso.

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