Liberalizzazioni: commesse in sciopero domenica 29 gennaio

Contro le liberalizzazione degli orari di apertura dei negozi scendono in campo le dirette interessate: le commesse. Presidi e volantinaggi a Treviso e Castelfranco il 29 gennaio 2012

Le commesse sono decise ad "arginare l'arroganza della Grande Distribuzione" sulle aperture domenicali. A colpi di volantini.

In occasione dello sciopero regionale del commercio, proclamato da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil, dalle 10 alle 12 di domenica 29 gennaio sindacati e commesse trevigiane daranno vita a presidi e volatinaggi davanti al Panorama alle Stiore di Treviso e ai Giardini del Sole di Castelfranco Veneto.

I lavoratori del settore commerciale puntano il dito contro la decisione di tenere i centri commerciali aperti tutte le domeniche e la liberalizzazione degli orari di apertura e chiusura.

“Il lavoro domenicale - affermano le sigle sindacali che hanno indetto lo sciopero - non è lavoro ordinario, per cui questa totale liberalizzazione senza regole prevista dal provvedimento Salva Italia, e applicata immediatamente dalla Grande Distribuzione in Veneto, danneggia e peggiora le condizioni di lavoro delle lavoratrici e dei lavoratori del settore e rende sempre più incompatibili  tempi di vita e di lavoro, rompendo equilibri famigliari e individuali".

"La totale liberalizzazione senza regole del commercio non risolve i problemi economici della nostra regione - sottolineano - ma rappresenta una seria minaccia alla coesione del tessuto sociale e svilisce il valore delle persone”.

Per questo i sindacati trevgiani invitano i consumatori a partecipare alla protesta. La liberalizzaione degli orari e delle aperture domeniclai “è un inganno per i consumatori e una mortificazione per i lavoratori e per le loro famiglie", ribadiscono Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Ui.

"In Italia - spiegano - c’erano già orari e aperture domenicali e festive molto più ampie rispetto al resto dei Paesi europei. La legge regionale di fine anno 2011 dava ulteriori opportunità di aperture anche fuori dai centri storici. Ciò - concludono - garantiva opportunità per i consumatori, vivibilità dei centri storici e spazi di vita familiare e sociale per i lavoratori del settore".
 

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