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Cronaca

Sciopero servizi ambientali: a Treviso adesione dell'80 per cento

Altissima adesione dei lavoratori trevigiani allo sciopero dei servizi di igiene ambientale di lunedì 12 marzo 2012

Si sono riuniti in più di trecento a Venezia, lunedì, per protestare contro le liberalizzazioni. Un terzo dei manifestanti era formato da lavoratori trevigiani. Lo rendono noto Fit-Cisl e Fiadel, i sindacati di rappresentanza dei lavoratori dell’igiene ambientale che hanno organizzato lo sciopero.

Molti lavoratori di Trevisoservizi e Contarina hanno incrociato le braccia lunedì 12 marzo, con un'adesione, in provincia di Treviso, che ha raggiunto l'80 per cento.

Il corteo, alle 11, ha raggiunto Ca’ Farsetti, dove i segretari regionali Gaetano Antonello e Maurizio Fonti della Fit Cisl e Maurizio Contavalli della Fiadel, insieme ad alcuni rappresentanti dei territori veneti, sono stati ricevuti da Franco Bonesso, in rappresentanza dell’Anci regionale, e da una delegazione del Comune di Venezia guidata dall’assessore Pier Francesco Ghetti.

“Al tavolo - spiegano Oscar Dalla Rosa della Fit Cisl e Carmelo Cavallo della Fiadel - sono state spiegate le preoccupazioni delle organizzazioni sindacali, che con l’approvazione del Decreto n. 1/2012 vedono sparire importanti regole in un servizio essenziale come quello della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti".

"Le parti - continuano - si sono lasciate con l’impegno di ritrovarsi lunedì 26 marzo al fine di proseguire la discussione anche alla luce di quelle che saranno le indicazioni della Regione, con cui l’Anci ha in programma un incontro già dalla prossima settimana. Permane la nostra forte perplessità sulle liberalizzazioni dei servizi pubblici, alla luce anche del risultato del referendum popolare dello scorso anno, con il quale i cittadini hanno espresso chiaramente la loro contrarietà alla privatizzazione dei servizi pubblici”.

A preoccupare i lavoratori del settore sono, soprattutto, la mancanza di regole certe in merito alle modalità di esternalizzazione dei servizi e le scarse garanzie sull’applicazione del contratto nazionale di settore. Il rischio, secondo la Fit Cisl, è quello di scatenare una giungla selvaggia e che a farne le spese siano i lavoratori e i cittadini.
 

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