"Segno e colore" di Francesco Piazza: chiude dopo mesi la mostra al Museo Bailo

E' terminata nel weekend la retrospettiva delle opere dell'artista trevigiano a dieci anni dalla sua morte. L’esposizione ha ottenuto molto successo sia di pubblico che di critica

TREVISO Domenica si è conclusa la mostra “Segno e Colore”, retrospettiva delle opere di Francesco Piazza organizzata presso il Museo Luigi Bailo per celebrare il grande artista trevigiano a dieci anni dalla sua morte. L’esposizione composta di ottanta opere, dipinti e acqueforti, ha ottenuto tale successo di pubblico e di critica da suggerire alla Direzione dei Musei Trevigiani di prolungare la sua apertura oltre due mesi rispetto alla prevista chiusura.

Alla sua inaugurazione, avvenuta il 29 settembre, presenti le autorità cittadine, hanno preso la parola l’Assessore alla Cultura Luciano Franchin, che ha voluto sottolineare la particolare stima e ammirazione da lui sempre avuta per l'uomo e per l'artista Francesco Piazza, e il direttore dei musei Emilio Lippi. In seguito sono intervenuti gli autori Eugenio Manzato, Gian Domenico Mazzocato e Paolo Ruffilli che, assieme a Marco Goldin, hanno curato i saggi critici presenti nel catalogo edito per l’occasione da EurocromLibri - Zanotto Editore. Lo stesso catalogo contiene preziose testimonianze di Giovanni Barbisan, Sandro Zanotto e Luigi Pianca. Una serie di incontri organizzati nell’ambito della mostra hanno ripercorso la vita e l’itinerario artistico di Francesco Piazza, le sue fonti di ispirazione e il messaggio che desiderava fosse comunicato a quanti si sarebbero avvicinati alle sue espressioni artistiche.

Nel primo incontro Andrea Bellieni, Curatore del Museo Correr di Venezia ha notato come “l’osservazione, anche meticolosa, perfetta, di una natura incantata e ritratta con minuzia nelle incisioni e nei dipinti di Piazza sia capace di affascinare, ma che, in realtà vi sia poi un risvolto, un lato profondo, che è ancora da scoprire, da approfondire”. La selezione delle opere esposte invita, infatti, tutti noi a entrare nel misterioso universo dell’artista per farci conoscere il procedere del suo meditare. S’intuisce, nel succedersi delle opere, come in età giovanile l’artista abbia subito il fascino incantato del paesaggio veneto luminoso e ampio che rappresenterà con quadri dalla controllata composizione e da colori più vicini possibile al naturale. La maturità gli farà concentrare lo sguardo sulla bellezza che la natura costantemente propone in ogni stagione, in ogni luogo, soprattutto in quello a noi più prossimo. Non occorre cercare lontano. Il ritaglio di paesaggio che ci sta accanto, se guardato con gli occhi di chi si sente parte di una natura che vive e respira all’unisono con tutto il creato, diventa luogo e motivo di contemplazione, meditazione e dialogo con l’Infinito.

Gian Domenico Mazzocato, in un secondo incontro, ha presentato il volume di poesie inedite “Se vivere è un camminare leggero” edito dalla Biblioteca dei Leoni, sottolineando come nei versi di Piazza “circola, dilatato e invasivo, un senso alto del mistero. Che è il procedere stesso dei passi sul cammino dell’umano esistere”. Nel terzo incontro, organizzato dall’associazione Alliance Française, il curatore della mostra Lino Bianchin, raccontando la vita dell’artista, le persone e gli incontri significativi nella sua formazione, ha indicato le scelte che hanno maturato in lui gli ideali che lo hanno condotto ad impegnarsi, oltre che nella pittura e nell’incisione, anche come educatore nello scautismo e come cittadino attivo nella Commissione Musei di Treviso

Nel corso dell’esposizione quattro giovani musicisti trevigiani che si stanno affermando come solisti in Europa (Massimo Raccanelli, Mauro Spinazzè, Giovanni Calò e Giovanni Simeoni, accompagnati dalla violinista Daphné Schneider), si sono alternati sotto la guida del Maestro Andrea Marcon in tre concerti di musica barocca tenuti all’interno del Museo, a stretto contatto con le opere dell’artista. Negli intervalli tra i vari brani musicali, la lettura di alcune poesie di Francesco Piazza è stata seguita con commossa partecipazione dal pubblico presente. Musica e poesia vissute in questo ambiente museale imbevuto dei luminosi colori dei dipinti di Piazza hanno generato l’atmosfera di rapita meraviglia che il maestro Andrea Marcon ben aveva intuito quando, nella fase organizzativa dei concerti, ha chiesto con insistenza che il momento musicale avvenisse a stretto contatto con le opere esposte. E, all’obiezione che faceva presente la scarsa disponibilità di posti, ha risposto dicendosi disponibile nel replicare lo stesso concerto in orario successivo purché la musica avesse assolutamente quel ‘ambientazione.

“Un grande dono alla città di Treviso” è l’espressione che più volte si è trovata scritta nel libro di cortesia che raccoglie le firme e i pareri dei visitatori e che meglio riassume le particolarità di questa esposizione che ha potuto concretizzarsi grazie all’impegno della Fondazione Feder Piazza, sorretta dalla partecipazione del Main Sponsor Rotary Club Treviso, e dalla passione dei molti amici che Francesco ha saputo meritarsi nella sua vita. E il “dono” alla città di Treviso non avrà conclusione con la chiusura della mostra, perché tutte le acqueforti esposte, con l’aggiunta di altre che riprendono angoli caratteristici della città e di un dipinto ad olio, sono state destinate dalla Fondazione Feder Piazza onlus al Museo Luigi Bailo per arricchire le sue collezioni. Sarà così ricordato degnamente l’amore che Francesco Piazza ha sempre nutrito per la sua città.

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