Cassazione: assistenza gratuita per i malati di Alzheimer

Sentenza della Corte di Cassazione contro il Comune di Carbonera: le famiglie dei malati di Alzheimer non sono tenuti a versare rette per il ricovero in strutture per lungodegenti

La Corte di Cassazione si schiera dalla parte del malato, contro il Comune di Carbonera. Con la sentenza 4.558 il tribunale ha respinto il ricorso presentato dal Comune trevigiano, che forniva assistenza a pagamento.

LA SENTENZA - Secondo la sentenza, i familiari dei malati di Alzheimer non devono versare alcuna retta ai Comuni per il ricovero in strutture per lungodegenti, in quanto si tratta di un servizio a totale carico del Servizio sanitario nazionale, dal momento che questa patologia non consente di fare distinzione tra spese per la cura e spese per l'assistenza.

IL CASO - In questo modo i supremi giudici hanno dato ragione al marito e ai figli di una donna di Carbonera, ricoverata nel 1992 nella casa di cura "Costante Gris" di Mogliano Veneto perchè, a causa dell'Alzheimer, non era autosufficiente e aveva bisogno di assistenza continua per qualsiasi cosa.

Il Comune di Carbonera aveva preteso una retta di quasi due milioni e mezzo al mese di vecchie lire solo per pagare l'assistenza, oltre ai costi del ricovero sanitario vero e proprio, in quanto sosteneva che si sarebbe dovuto fare carico di tali spese solo se la malata fosse stata "indigente". Ma non era questo il caso, perché i parenti avevano un loro reddito e dunque, dovevano, pagare.

IL PROCESSO - In primo grado, il Tribunale di Treviso aveva dato ragione al Comune e aveva condannato i familiari a pagare la retta e quasi 50 milioni di lire per l'assistenza. La Corte di Appello di Venezia, invece, nel 2005, annullò la condanna alle spese.

E ora anche la Cassazione si è schierata con le famiglie dei malati di Alzheimer, affermando che quando ci sono condizioni di salute che richiedono una "stretta correlazione" tra "prestazioni sanitarie e assistenziali, tale da determinare la totale competenza del Sevizio sanitario nazionale", non "vi è luogo per una determinazione di quote nel senso invocato dal Comune di Carbonera".

DIGNITÀ UMANA - Una distinzione tra gli aspetti della cura e quelli dell'assistenza, spiega la Suprema Corte, "presuppone una scindibilità delle prestazioni", non possibile nel caso dei malati di Alzheimer, che hanno bisogno di una "stretta correlazione" di prestazioni sanitarie e assistenziali, con "netta prevalenza degli aspetti di natura sanitaria".

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A nulla sono servite le arringhe dei legali rappresentanti del Comune di Carbonera, che si erano appellati alle direttive della Regione Veneto, che suddividono il budget in quote giornaliere di spesa sanitaria rimborsabile, ad esclusione dei costi di assistenza. Per la Cassazione, in fatto di sanità, la legge che più conta "è il nucleo irriducibile del diritto alla salute protetto dalla Costituzione come ambito inviolabile della dignità umana".
(ANSA)
 

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