Simula furto per non pagare un debito di gioco, condannato Ettore Setten

I fatti risalgono alla serata 24 giugno 2013 quando l'ex presidente del Treviso calcio, in compagnia di un amico imprenditore di Villorba, andò in un casinò in Croazia

Ettore Setten, dal sito casinoitaliaweb.it

Un anno e otto mesi di reclusione. E' questa la condanna che è stata inflitta questa mattina a Ettore Setten, l'imprenditore 71enne ex presidente del Treviso Calcio, finito a processo con l'accusa di simulazione di reato. La vicenda è quella relativa al "finto" furto di un assegno da 2 mila euro che sarebbe stato inscenato per non saldare un debito di gioco. I fatti risalgono alla serata  24 giugno del 2013 quando Setten, in compagnia di un amico imprenditore di Villorba, fa visita ad un casinò in Croazia dove era già molto conosciuto. Dopo qualche ora però l'imprenditore, forse a corto di denaro dopo una serie di "giri" a vuoto chiese un assegno da 2mila euro al conoscente con cui si trovava in modo da poter ottenere dal casinò ulteriori fiches.

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L'accordo con i gestori del locale sarebbe stato quello di consegnare l'assegno per poi ritirarlo il giorno successivo, quando cioè Setten si sarebbe dovuto presentare alla cassa con soldi liquidi. Ma  il 71enne non si sarebbe mai presentato, tanto che il casinò decise di passare all'incasso dell'assegno. Il titolo di credito venne però successivamente protestato perché segnalato. Due giorni dopo, il 26 giugno, Setten andò infatti a sporgere denuncia di furto ai carabinieri di Fontanelle. "Mi hanno rubato il borsello da dentro la macchina" racconta. E dentro ci sarebbe stato anche un assegno con il numero di quello dato al casinò croato. Ma molto nel racconto dell'imprenditore non quadra e così partono le indagini che si concludono con la richiesta di rinvio a giudizio per simulazione di reato. Oggi, lunedì, la condanna, persino più alta dell'anno e sei mesi di reclusione che erano stati chiesti dal pubblico ministero.

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