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"Ci sfrattano e il Comune vuole separarci", appello da Cimadolmo

Madre e figlia 16enne in comunità di accoglienza, padre e figlio 18enne devono trovarsi una sistemazione. Il Comune: "Abbiamo fatto il possibile"

«Ci hanno staccato luce e gas da due settimane e il 21 gennaio ci sfrattano, il Comune ci aiuti». È l’appello disperato di Rosanna che vive insieme alla sua famiglia a Cimadolmo. Il marito di 47 anni ha perso il lavoro circa un anno fa, quando l’azienda in cui lavorava è fallita. Ilenia, 16 anni, va a scuola e Iuri, 18 anni, vive dagli zii. Le difficoltà economiche non hanno consentito loro di pagare l'affitto per diversi mesi. 

L’amministrazione una soluzione l’aveva trovata: separare madre e figlia dal papà. Le prime due si sarebbero trasferite in una comunità di accoglienza a Oderzo, il padre avrebbe dovuto trovarsi un’altra sistemazione. «Ma non ci avevano detto che abbiamo la cucina in comune e che mio marito non può stare con noi – spiega Rosanna – mia figlia non ci vuole andare».

Il marito di Rosanna è riuscito dopo un anno a trovare un lavoro: «Ma non viene pagato. Riceve qualche assegno ogni tanto ma non ci basta per vivere. Ci basterebbe trovare un posto in cui stare temporaneamente». Le prime grosse difficoltà risalgono a qualche mese fa, quando Rosanna è andata a chiedere aiuto al Comune che l’ha sostenuta pagando due bollette. «Abbiamo trovato un impiego per il marito grazie all’aiuto della Caritas – spiega il sindaco Giancarlo Cadamuro – ma dopo qualche giorno l’ha lasciato. Quello che potevamo fare lo abbiamo fatto». Il Comune è convenzionato con una comunità di accoglienza di Oderzo e sosterrebbe le spese di mantenimento di Rosanna e Ilenia, che invece chiedono una sistemazione diversa: «In comunità dobbiamo addirittura farci la spesa, non ce la facciamo. L’altro giorno ho pagato una bolletta dell’acqua perché non ci togliessero anche quella. Cucino con una bombola e un fornello. La Caritas ci fa la spesa ma basta per vivere due giorni». Il figlio Iuri ha smesso di andare a scuola: «Con tutti questi problemi e con i testi da comprare, è rimasto a casa», continua Rosanna, che tenta un ultimo appello disperato al Comune: «Non vedo prospettive, spero di non dovermi incatenare davanti al Municipio». Dura linea da parte del sindaco: «Abbiamo fatto il possibile».

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