Caporalato nei vigneti, parla il 27enne arrestato: «Lavoravamo tutti in nero»

Dal carcere di Santa Bona, Alì Usman ha raccontato la sua versione della vicenda all'avvocato Alessandra Nava, sostenendo che non c'è stato nessuno sfruttamento da parte sua

«Lavoravamo tutti in nero, anche io come loro. E non c'era nessuno sfruttamento». E' questa la versione data al suo legale, l'avvocato Alessandra Nava, da Alì Usman durante il colloquio che i due hanno avuto venerdì scorso nel carcere di Treviso dove il pakistano 27enne si trova recluso con l'accusa di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro.

«Non mi sono arricchito, anche io ho sempre lavorato in nero perché queste erano le condizioni per poter guadagnare qualche cosa - ha spiegato al suo avvocato l'ex richiedente asilo, che risulta titolare di una azienda per la fornitura di manodopera per l'agricoltura - Non siamo di fronte a qualcuno che viveva in un castello mentre gli altri erano costretti a dormire in una catapecchia - dice l'avvocato Nava - erano tutti nella stessa barca, costretti a operare in nero a pochi soldi da chi è davvero lo sfruttatore in questo caso, e cioè le aziende che si avvalevano della loro manodopera costringendoli ad orari massacranti in condizioni davvero molto precarie».

Il commento dei sindacati

«L’arresto avvenuto a Treviso è la conferma che il caporalato in agricoltura non è un fenomeno confinato soltanto in alcuni territori. 18 lavoratori erano sottopagati e dovevano versare 4 euro al giorno per il trasporto, 50 euro al mese per i pasti e 100 per il posto letto. Sono state riscontrate situazioni di indigenza e precarie condizioni igienico sanitarie. Sono situazioni tipiche di questo fenomeno che vanno sempre denunciate. Ancora una volta, il nostro plauso va alle Forze dell’Ordine, in questo caso i Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Treviso e di Cessalto, che hanno saputo valorizzare gli strumenti messi a disposizione dalla Legge 199. Ma è evidente che vanno rafforzati i dispositivi di prevenzione, a cominciare dal potenziamento del ruolo degli enti bilaterali per un migliore governo del mercato del lavoro».

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Lo afferma il segretario generale della Fai Cisl, Onofrio Rota, commentando l’arresto di un imprenditore agricolo attivo nelle campagne delle province di Treviso, Venezia e Pordenone. «Tra i tanti sforzi che stiamo mettendo in campo sul territorio – rilancia il segretario regionale della Fai Cisl, Andrea Zanin – c’è la firma del protocollo regionale, avvenuta sei mesi fa. Un fatto molto importante perché riconosce ad Anpal e a Veneto Lavoro un ruolo di primo piano per rendere più trasparente l’incrocio tra domanda e offerta di lavoro e per promuovere i servizi dei Centri per l’Impiego. Ora, a quella partnership tra istituzioni dobbiamo dare gambe, affinché il fenomeno sia estirpato alla radice. L’agricoltura veneta è la seconda in Italia, dopo la Lombardia, vale 6 miliardi di Pil, conta 65 mila aziende e 174 mila occupati. È un settore in salute – conclude Rota – ma non dobbiamo assolutamente abbassare la guardia su sfruttamento e concorrenza sleale. Per questo confermiamo anche la nostra volontà di mantenere attivo il servizio Sos Caporalato, che mette a disposizione il numero gratuito 800.199.100: lo abbiamo attivato da oltre un anno e sappiamo che può essere un valido strumento in più per i lavoratori e le loro famiglie per segnalare i casi di sfruttamento, nonostante la paura spesso prevalga sul coraggio di denunciare».

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