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Giovanni Padovan e la sua vittima Paolo Tamai

Giovanni Padovan e la sua vittima Paolo Tamai

Delitto di Silea, sconto di pena per Giovanni Padovan

Nel processo di Appello al 92enne, che uccise con un colpo di fucile il genero Palo Tamai, condanna ridotta a 10 anni e otto mesi. La difesa ha preannunciato ricorso in Cassazione

Giovanni Padovan non è affetto da un disturbo psichico e le attenuanti generiche sono state considerate prevalenti sull'unica aggravante che gli era contestata, cioè quella di aver fatto fuoco su un familiare. Questa la ragione per cui il 92enne, che il 13 maggio del 2019 ha imbracciato il suo fucile da caccia e ucciso il genero 63enne Paolo Tamai, ha visto la pena inflittagli in primo grado dal Tribunale di Treviso ridotta oggi, martedì 23 marzo, dall'Appello: da 15 anni e 4 mesi a 10 anni e otto mesi.

La difesa, affidata all'avvocato Fabio Crea (per la famiglia, costituitasi come parte civile c'era invece l'avvocato Stefano Pietrobon) aveva in realtà puntato su una perizia psichiatrica contrastante, secondo la quale l'anziano aveva, al momento di commettere il fatto, vari disturbi psicotici della personalità che avrebbero potuto causargli un vizio parziale di mente. 

I giudici veneziani non hanno confermato questa visione, confermando che l'uomo era tutto sommato in grado di intendere e volere nel momento in cui fece fuoco, centrando il genero con un colpo che partì con una traiettoria dritta; il pallettone raggiunse Tamai al volto, penetrando poco sotto l'occhio destro per conficcarsi poi nella scatola cranica dopo aver provocato lesioni mortali al cervello che ne causarono la morte.
 

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