Cronaca

Fa il "palo" mentre l'amico violenta una 13enne, finisce a giudizio

I fatti si sarebbero svolti nel 2013. A mettere gli investigatori sulla pista giusta le intercettazioni telefoniche cui il giovane, pluripregiudicato, sarebbe stato sottoposto durante le indagini su delle rapine avvenute in provincia di Treviso

Un albanese di 26anni, pluripregiudicato, è accusato di concorso nella violenza sessuale ai danni di una ragazzina di 13 anni

Per la Procura di Treviso avrebbe fatto da "palo" nel corso di una brutale violenza sessuale, perpetrata ai danni di una ragazzina di soli 13 anni da parte di un altro minorenne. Lui, sentito oggi, giovedì 8 luglio, nel corso dell'udienza preliminare di fronte al gup Gianluigi Zulian in cui deve rispondere dei reati di concorso in violenza sessuale e concorso in violenza sessuale di gruppo, ha invece respinto tutte le accuse, sostenendo di essersi limitato a condurre in auto i due in un luogo isolato, di averli visti baciarsi e a quale punto di essersi allontanato per qualche minuto.

L'uomo, un pluripregiudicato albanese 26enne, attualmente agli arresti domiciliari, era stato condannato per otto rapine, commesse insieme ad altri 4 complici, tra il settembre del 2017 e il marzo del 2018 e messe a segno a Silea, Susegana, Frescada e Treviso. Deve inoltre scontare una pena di tre anni per spaccio di stupefacenti.

I fatti risalgono al 2013 e a mettere gli investigatori sulla strada che ha portato a scoprire la violenza sono state alcune intercettazioni telefoniche nell'ambito delle indagini sulle rapine. In una il 26enne faceva riferimento, parlando con un conoscente, alle circostanze che avevano portato allo stupro.

Secondo gli accertamenti l'uomo si sarebbe trovato alla Fiere di S. Luca in compagnia dei due minorenni. La ragazzina sarebbe stata fatta salire a forza nella macchina dell'albanese, che avrebbe bloccato per impedirle di uscire, e condotta nei pressi del cimitero di Silea. A quel punto l'albanese sarebbe sceso dall'auto per accertarsi che nessuno giungesse sul luogo. La giovane, sentita dagli investigatori, avrebbe detto che al tempo non se l'era sentita di fare denuncia per la vergogna.

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