Cronaca

“Il sistema Prato, il distretto industriale illegale dei cinesi e degli italiani”

La presentazione del libro di Antonio Selvatici avverrà mercoledì 25 maggio, alle ore 20,30 all'hotel Maggior Consiglio di Treviso

TREVISO Quando immigrazione non controllata e illegalità economica diffusa vanno a braccetto. E’ questo il “Sistema Prato”, cuore di quel distretto della contraffazione, del lavoro nero e del lavoro a condizioni disumane dove la violazione delle norme, il dumping economico e lo sfruttamento si alimentano dei circuiti oscuri dell’immigrazione clandestina per forgiare un modello produttivo malato, infetto di criminalità, in gran parte controllato da comunità straniere che il più delle volte non agiscono alla luce del sole e che contribuiscono in maniera decisiva ad aggravare la crisi del tessuto economico sano, che rispetta le regole, paga le tasse e proprio per questo sostiene costi che lo mettono fuorigioco.

Se ne parlerà mercoledì 25 maggio, alle ore 20,30 al Maggior Consiglio di Treviso, durante la presentazione del libro “Il sistema Prato, il distretto industriale illegale dei cinesi e degli italiani” di Antonio Selvatici. Oltre all’autore, giornalista, docente di Master d’Intelligence economica presso l’università Tor Vergata di Roma e consulente della “Commissione parlamentare d’inchiesta sui fenomeni della contraffazione, della pirateria commerciale e del commercio abusivo”, parteciperanno all’incontro pubblico la dottoressa Catia Venturini, direttrice del centro studi “Sintesi” che illustrerà uno studio sulla diffusione dell’imprenditoria cinese in Veneto, e Gian Paolo Gobbo, sindaco di Treviso dal 2003 al 2013.

“Si tratta di un fenomeno da conoscere e comprendere anche da noi trevigiani – ha detto il Segretario di Circoscrizione della Lega Nord-Liga Veneta di Treviso, Massimo Candura – la presenza massiccia dell’imprenditoria cinese è qualche cosa che conosciamo bene, basti pensare al tasso di penetrazione nei pubblici esercizi del centro città e delle periferie e alle attività di piccolo commercio. Non significa che tutto ciò che è straniero sia illegale, ma, considerati i precedenti, ci sono segnali che ci devono indurre a tenere alto il livello di guardia”.

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