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Treviso: al via il Sole Luna Doc Film Festival, grande successo per la serata inaugurale

La terza edizione del festival cinematografico trevigiano si è aperta a Palazzo dei Trecento nel segno del documentario e dell'impegno sociale. Presente anche il sindaco Manildo

TREVISO In una data simbolica come quella dell'11 settembre e in una splendida cornice scenografica come il Palazzo dei Trecento a Treviso, è iniziata la nuova edizione del Sole Luna Doc Film Festival. Un appuntamento sempre più irrinunciabile per tutti gli appassionati di cinema della nostra provincia.

La giornata di domenica 11 settembre si è aperta nella Sala Consiliare di Palazzo dei Trecento alle ore 19 con il commosso ricordo delle vittime dell'attentato alle Torri Gemelle di New York e di tutte le vittime del terrorismo. Toccanti le parole di Luciana Milani Solesin, mamma di Valeria vittima degli attacchi terroristici di Parigi. “Ringrazio la città di Treviso – ha detto la signora Solesin, in una sala consiliare affollata al punto di dover chiudere gli ingressi e sorvegliata dalle forze di polizia che hanno innalzato per l’occasione i controlli di sicurezza – e tutte le persone che, io e mio marito non conosciamo, e che ci sono state vicine. L’occasione del festival Sole Luna credo mi sia particolarmente congeniale, perché è una iniziativa che promuove conoscenza, ed è la conoscenza che aiuta la convivenza tra i popoli". La serata è proseguita con la proiezione del primo cortometraggio del festival My enemy, my brother diretto da Ann Shin. Dopo un brindisi di benvenuto, la cerimonia d'apertura si è conclusa con il documentario di Stefano Grossi Nemico dell'Islam? Un incontro con Nouri Bouzid. Tre i motivi di grande soddisfazione espressi dal sindaco Giovanni Manildo per questa terza edizione del festival a Treviso: "Trovare un equilibrio tra accoglienza e rispetto delle regole non è sempre facile, ma crediamo nella ricetta del dialogo tra culture, perché Treviso sia città inclusiva che sa creare legami".

Nella sua seconda giornata (lunedì 12 settembre) la rassegna trevigiana si dividerà in due sedi principali: Palazzo dei Trecento e Ca' dei Ricchi. Nella sala consiliare saranno protagoniste le iniziative della sezione "Food For Life", ideata in collaborazione col Consorzio di Tutela del Prosecco DOC per aprire nuovi spazi di riflessione su gusto, cibo, ambiente. La serata proseguirà alle 21 con l'attesa presentazione di un estratto del progetto Dove vanno le nuvole di Massimo Ferrari, un docufilm che racconta l'emergenza migranti in Italia. Diviso in episodi, il lavoro di Ferrari accende i riflettori anche sul gruppo di sei richiedenti asilo ospiti della famiglia Calò, a testimonianza di una forma di accoglienza diversa dalle altre. I giovani protagonisti del film, sono anche giurati del festival, chiamati a valutare una selezione di film sul tema dell'umanità in transito. Alle 22, la proiezione del cortometraggio Di là alla presenza del suo autore Giulio Tonincelli e del suo protagonista Erminando Aliaj, fotografo albanese seguito nel suo emozionante rientro in Albania dopo oltre vent'anni di vita in Italia. Infine, alle 22.30, sarà la volta del documentario #MyEscape, straordinaria opera firmata da Elke Sasse che racconta le migrazioni attraverso le immagini realizzate dai migranti stessi, coi loro smartphone.

Nella seconda location di Sole Luna Festival, TRA – Ca' dei Ricchi, la serata inizierà alle ore 20.30 con la proiezione di Women In Sink di Iris Zaki, opera israeliana su vizi, virtù e sentimenti di un gruppo di clienti di un salone di bellezza. Sempre da Israele arriva Arabic Movie, in proiezione alle 21.15. Diretto da Eyal Sagui Bezawie e Sara Tsifroni, il film svela una fase bizzarra della storia della televisione israeliana: quando i palinsesti tv proponevano film prodotti nel paese inviso a Israele: l'Egitto. La serata a TRA si chiuderà alle 22.30 con il film Come un uomo sulla terra dell'etiope Dagmawi Yimer, regista già premiato nel 2014 a Treviso col suo Va' Pensiero, alla presenza del coautore, Andrea Segre. I due filmaker, guideranno il pubblico alla visione di un'opera di dolore e dignità dove trovano spazio le voci dei migranti etiopi.

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