Sommossa al carcere di Treviso, a processo i nove responsabili

La protesta andò in scena il 17 febbraio del 2013. Il bilancio fu di sette agenti di polizia penitenziaria feriti e una cella quasi interamente distrutta. Gli imputati sono tutti nordafricani

Il carcere di Treviso

Una vera e propria sommossa, accesa dall’insofferenza per le precarie condizioni in cui avrebbero vissuto i reclusi, quella andata in scena nella casa circondariale trevigiana di Santa Bona il 17 febbraio del 2013 e il cui bilancio fu di sette agenti di polizia penitenziaria feriti, una cella quasi interamente distrutta e nove arrestati. A sette anni da quella sera di violenza i responsabili della rivolta (uno è già stato espulso) sono a processo, accusati di danneggiamento, resistenza aggravata dall'uso delle armi e lesioni aggravate.

A dare fuoco alle polveri sarebbero state le proteste degli occupanti della cella numero 12 del carcere trevigiano che lamentavano il sovraffollamento e le condizioni di vita quotidiana divenute a loro dire insopportabili. La  protesta degenerò velocemente in violenza: i carcerati infatti iniziarono  a  distruggere suppellettili e mobilio della cella, poi utilizzarono  un materasso come ariete per cercare di sfondare la porta, che a quell’ora era chiusa. Gli agenti di Polizia Penitenziaria intervennero prontamente ma al loro arrivo furono letteralmente aggredite dai nove nordafricani, 8 marocchini e 1 tunisino che, per fare in modo che non riuscissero a entrare nella cella, scagliarono contro i poliziotti olio bollente.

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Gli agenti vennero anche bersagliati con suppellettili mentre da dentro la cella partiva una sorta di fuco di sbarramento utilizzando bombolette di gas del tipo che viene usato in campeggio avvolte in stracci imbevuti di liquido infiammabile. Nel frattempo dalla cella attigua altri detenuti, anche questi stranieri, iniziavano a urlare per sostenere i rivoltosi e per chiamare anche il resto dei  reclusi alla sommossa. Alla fine i poliziotti riuscirono a farsi strada nella cella ma la calma tornò solo un violentissimo confronto fisico, con i nove nordafricani che presero gli agenti della penitenziaria a calci e pugni prima di venire separati e portati in una zona di sicurezza.

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