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Martedì, 17 Maggio 2022
Cronaca Spresiano

Autoriciclaggio e evasione fiscale, i giudici confermano il sequestro della yacht di Paolo Fassa

Per i giudici della Corte di Cassazione la confiscabilità non è esclusa dal fatto che i beni siano stati acquisiti in data anteriore o successiva al reato per cui si è proceduto, o che il loro valore superi il provento di tale reato, come sostenuto nel ricorso della difesa, che contrattacca: «Barca già dissequestrata nel 2021, è stato un errore degli Ermellini»

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di Paolo Fassa confermando il sequestro disposto dal Tribunale di Milano, confermato poi dal riesame ed effettuato dagli uomini della Guardia di Finanza a gennaio del 2021 nell'ambito di un'indagine che vede l'imprenditore  accusato di autoriciclaggio e di evasione fiscale. Non sono bastate le motivazioni della difesa che nel ricorso ha sostenuto come Fassa, notissimo imprenditore trevigiano dei prodotti per l'edilizia, potesse permettersi l'acquisto della berca da oltre 32 milioni di euro e il fatto che l'acquisto era avvenuto nel 2005 ma l'ipotesi di reato risale al 2016.

Secondo la Procura di Milano insieme alla figlia Manuela, dirigente dell'anzienda, avrebbe attinto denaro della Fassa Bortolo attraverso un giro di false fatturazioni, finti noleggi e prestazioni pubblicitarie orchestrato per pagare e mantenere un maxi yacht attraverso una rete di società straniere e conti correnti offshore da Malta alla Svizzera per finire al Regno Unito.

Per la Cassazione «la confiscabilità non è esclusa dal fatto che i beni siano stati acquisiti in data anteriore o successiva al reato per cui si è proceduto, o che il loro valore superi il provento di tale reato». Inoltre «dalle indagini risulta che i flussi finanziari che avevano consentito l'acquisto (con leasing) provenivano da Svizzera, Malta, Irlanda e Croazia, mentre i redditi leciti dell'indagato non risultavano esser mai stati trasferiti in questi Paesi». Redditi che «ammontavano mediamente a circa 600 mila euro annui, insufficienti a coprire non solo l'acquisto della barca (23 milioni pagati tra 2005 e 2018), ma anche il mantenimento dello stesso bene, nell'ordine di altre centinaia di migliaia di euro annui».

Il legale di Paolo Fassa, l'avvocato Sebastiano Stufano, replica però che si tratta di un errore in cui è incorsa la Corte. «L’imbarcazione oggetto di ricorso - spiega - è stata dissequestrata dal pubblico ministero già nel mese di giugno del 2021 con provvedimento del 1° giugno, che ha accolto l’istanza di revoca del sequestro promossa dalla difesa, riconoscendo l’insussistenza dei requisiti per procedere al sequestro di cui all’art. 240 bis del codice penale; in particolare è stata accertata l’insussistenza della sproporzione tra i redditi di Paolo Fassa e il valore dell’imbarcazione. Di tale provvedimento del pubblico ministero è stata data formale comunicazione alla Corte di Cassazione  che avrebbe dovuto semplicemente dichiarare inammissibile il ricorso per sopravvenuta revoca del sequestro oggetto del medesimo e conseguente carenza di interesse da parte del ricorrente». 

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